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martedì 7 dicembre 2021

...E mi parlò di Sai Baba

Nel 1975 ero una giovane signora di 25 anni separata, sposata tre anni prima ad un marito sbagliato, senza figli e con poca voglia di vivere.



Per la prima volta in vita mia ricevetti un invito da colleghi di lavoro per partecipare ad un incontro culturale. Mi incuriosiva molto quell'evento in cui due culture, Italia India, si sarebbero confrontate in un escursus sulla spiritualitualità e il pragmatismo. Avevo appena finito di leggere il libro Autobiografia di uno Yogi di Yogananda e oltre al fascino mistico del personaggio, mi incuriosiva tantissimo la spiritualità orientale che avrei voluto approfondire.

Non ricordo molto di quella serata, non mi fu soddisfatta nessuna curiosità e mi chiesi spesso come personaggi in cerca di protagonismo cercavano di portare a conoscenza la spiritualità orientale che ha alla base l'annientamento della forma umana.

Non la ritenni una serata deludente perché conobbi una signora meravigliosa. Una bella signora sui 50 anni, capelli mossi dorati lunghi alle spalle, una bella bocca carnosa appena velata di rosa, due occhi azzurri come il cielo limpido, ma quello che mi colpì di più fu il suo sorriso rassicurante. Mi fu presentata alla fine della serata quando il tempo rimasto non ci permetteva di approfondire la conoscenza. Ecco a lei avrei voluto fare mille domande sulla cultura spirituale dell'India visto che ci aveva passato gli ultimi 6 mesi. Ma alla mia richiesta di darmi il suo contatto telefonico perché avrei voluto sapere di più del suo soggiorno in India, mi rispose:"Non ho più tempo, fra tre giorni mi ricovero perchè devo morire, il mio tempo qui sta finendo". Rimasi impietrita non solo per la notizia oscura ma ancor più stupita dalla calma e tranquillità con cui me lo disse. Non riuscii a tacere, dovevo chiederle chi le dava tutta questa forza. Lei mi rispose:" Sai Baba, mi ha promesso che non soffrirò e che morirò serenamente".

Mi diede la mano per salutarmi ma io d'impulso la tenni stretta stretta e non la mollai. "Ti prego dammi un'ora di tempo con te, non andartene ora che ti ho trovato ti prego" le dissi con la voce rotta dall'emozione mentre una lacrima mi scendeva sulla guancia. Lei mi guardò dritta negli occhi creando in me un forte imbarazzo per cosa le avevo detto e per come glielo avevo detto. Ma da dove mi era uscita quella supplica così confidenziale? Ma lei, non mollando la mia presa, mi portò in un angolo della sala dell'hotel, mi fece sedere e mi parlò di Sai Baba.

Era stata in India per cercare Sai Baba e chiedere a lui la guarigione dal suo male oscuro che l'aveva colpita ancora troppo giovane per morire. Sei mesi impiegò per trovarlo, rincorrendolo per tutta l'India. Finalmente riusci a infilarsi in mezzo ad una folla accalcata su una gradinata di un tempio. Era sicura che non sarebbe mai riuscita ad avvicinarlo, troppa gente in adorazione pe lui. Lo vedeva da lontano e mi diceva che il suo profumo si sentiva a distanza e se ne inebriava fino allo stordimento. Sai Baba guardò nella sua direzione indicò con il dito ad un suo collaboratore che prontamente si fece strada fra la folla verso di lei giù per la gradinata. Lei si guardò attorno pensando che alle sue spalle ci fosse un conoscente od amico del Baba. Invece il collaboratore del Baba arrivò dritta a lei e la invitò a seguirlo.

Non voglio scendere in paricolari della vita di lei quindi dirò solo che Sai Baba l'aveva riconosciuta e sapeva cosa avrebbe voluto da lui e le disse:"Non posso guarirti, questo è il tuo Karma, ma ho visto che la tua sofferenza non ti ha indurita, non ti ha reso egoista, ma ti ha reso sensibile a tale sentimento da riconoscere la sofferenza negli altri, capirli anche se loro non vedono la tua sofferenza, e sopratutto aiutarli. Quindi non ti serve più soffrire e posso aiutarti a finire il tuo viaggio senza sofferenza. Torna a casa tranquilla e organizza il tuo "viaggio" con serenità.

Quell'ora fu determinante per il mio percorso. Ci salutammo con un abbraccio che non ho mai dimenticato. Mi suggerì all'orecchio di fare yoga nidra:"Hai la porta aperta devi solo varcarla". Capii in seguito cosa intendeva e non la ringrazierò mai abbastanza per quell'ora che mi accese una gran voglia di vivere e capire. Seppi poi, dal nostro amico comune, che se n'era andata 20 giorni dopo, serenamente senza dolore e con tutti i suoi affetti attorno al letto in una stanza dell'ospedale di Ferrara.

sabato 13 novembre 2021

La vecchiaia



Mi sono chiesta varie volte cosa sia la vecchiaia. Non mi sono mai accontentata delle risposte banali che si trovano sui social o che girano di bocca in bocca a coetanee senza per nulla passare dal ragionamento:-La vecchiaia non esiste, ho gli anni che mi sento, vecchia è colei che ci si sente, qualunque età si abbia. E così via da aforisma in aforisma cambiando le parole ma non il senso del contenuto.

Io penso che la vecchiaia sia una conquista, una di quelle che si pagano. Mi sono osservata negli anni ed è innegabile che il corpo invecchi in un decadimento fisico. La materia si deteriora fino a distruggersi. Ma mentre la mia pelle avvizzisce, allo stesso ritmo la mia mente si schiarisce. Mentre il movimento delle mie articolazioni si fanno sempre più impacciate, al contrario il ragionamento si fa agile e la capacità di logica diventa sempre più disinvolta.

Certo che la capacità di esprimermi a parole, dovendo fare affidamento alla memoria del linguaggio, si è irrigidita nel tempo ma nella mia mente è ben chiaro ciò che non riesco, a volte ad esprimere a parole. Mi è tanto chiaro tutto che man mano che passa il tempo ritengo sempre meno importante tradurre in parole il mio pensiero. Non do più tanta importanza al giudizio degli altri e a volte più che dare una spiegazione preferisco rispondere con una banalità. I miei desideri spariscono come siano stati soddisfatti, non mi chiedo nemmeno se li ho appagati.

Quello che da giovane mi sembrava una montagna da scalare, in vecchiaia diventa un piccolo gradino. Tutto diviene più facile, anche trarre più vantaggio da meno scelte a disposizione, anzi le scelte stesse sono essenziali e funzionali. Non serve molto per vivere serenamente.
Certo non posso scegliere di avere vicino i miei affetti per sempre, ne perdo per strada e pezzi di cuore che se ne vanno lasciano un vuoto che colmo con la sofferenza. In vecchiaia si acquisisce la capacità di godere dell'essenziale e senza perdersi troppo nelle pratiche materiali si diventa più sensibili al “sottile” e il sesto senso si fa più acuto. Un vecchio che ti guarda negli occhi ha già capito chi sei nel profondo, ma non gli importa più di farti sapere che ha visto il tuo “io”. Questa conquista si paga con l'avvizzimento del corpo, fino al suo annientamento lasciando libero quel sesto senso di volare a casa.

martedì 9 giugno 2020

L'ipocrisia

L'ipocrisia è un atteggiamento, comportamento o vizio di una persona che volontariamente finge di possedere credenze, opinioni, virtù, ideali, sentimenti, emozioni che in pratica non possiede. Essa si manifesta quando la persona tenta di ingannare altre persone con tali affermazioni, ed è quindi una sorta di bugia
Wikipedia
l'ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù 
(La Rochefoucauld).



Penso a quanta ipocrisia stia dilagando nel mondo e specialmente sui social.

Ma se l'ipocrisia arriva da persone che non leggono un giornale, non guardano un tg (e se lo fanno non ci capiscono un tubo), non hanno mai letto un libro in vita loro, beh c'è da credere che sia una ipocrisia innocente, sai quella che esprime un membro di facebook convinto di aver capito e convinto di sapere più di altri.

Ma quando l'ipocrisia arriva da una persona informata, che ha letto più di un libro, che è abbonato al mensile “Le scienze” da ben 30 anni e che li ha letti tutti, che non si perde un tg, nemmeno i giornali online, e con una cultura che va dalla scienza alla storia alla musica alla politica....ecco da uno così non ti aspetti ipocrisia.

Ti aspetti coerenza con ciò che sostiene, e ti senti libero di dire le tue impressioni o convinzioni, anche se contrarie alle sue. Invece no, non puoi dire qualcosa che vada contro alla sua convinzione, trovi intolleranza proprio da chi sostiene a gran voce che la gente dei barconi vanno soccorsi con predisposizione all'accoglienza con gentilezza con umanità. Cerchi di spiegare che secondo te di “accogliente” questi centri hanno solo il nome e che umano per loro, significa rappresentante della specie, dal punto di vista biologico, ma umanità zero.

Ma a questo punto l'istinto di supremazia fa scattare un orgoglio che sfocia in una ipocrisia penosa. Colui che si ritiene accogliente, tollerante, gentile ed umanitario con gente che arriva da un altra civiltà, altra religione, altre costumi e convinzioni, sfoga tutta la sua tolleranza con chi non è d'accordo con lui invitandolo maleducatamente (cancellando il suo commento “dissidente”) a prendere la prima porta a sinistra: quella del cesso.

Complimentoni avrebbe detto una amica., sua conterranea.

Si, i miei complimenti a questa persona che la tolleranza ce l'ha solo per il suo Ego che coltiva con una cultura che gli da conoscenza ma non sapienza. Grazie Facebook d'aver messo il bottone “blocca” ...Bastasse un click sul bottone “blocca” nella vita!

sabato 24 agosto 2019

Ieri 23 agosto 2019

Ieri 23 agosto 2019 è stata per me una data importante. Un traguardo che aspettavo da tempo, è stato raggiunto. Dopo a tante parole, dopo a tante analisi dopo a tanti esempi, serviti solo a fare confusione, qualcosa è successo che ha portato un chiarore tale da capire in una sola ora tutte le parole le analisi e gli esempi fatti in questi anni.

Certo la ferita sanguina e fa male, ma non è più sangue scuro con striature gialle evidente infezione che porta alla cancrena. Sanguina di un bel sangue rosso ben ossigenato che presto riparerà la ferita lasciando una cicatrice che ricorderà l'esperienza fatta e tutto ciò che di bello si è imparato. La mia fatica è stata premiata e la certezza di essere sulla strada giusta mi rincuora e mi rende un po' orgogliosa del lavoro fatto.

Bene, devo ricordare questo giorno così importante. Grazie....

lunedì 27 maggio 2019

Da un melo non può nascere un pero.


Quando lamentai di ravvedere in lei i difetti di uno dei suoi genitori, mi disse che da un melo non può nascere un pero.

Riflettendo capii che non è vero. Puoi tagliare tutti i rami del melo, innestare due rametti di pero e prenderti cura di quella nuova pianta ogni santo giorno per fare in modo che metta le foglie e che allunghi il ramo e da quel ramo ne nascano altri fino all'anno che faranno i fiori e matureranno i frutti.

E sarà una bella conquista raccogliere i frutti maturi di quella Mia bella pianta cresciuta su di una pianta che non era Mia.


sabato 22 dicembre 2018

Letterina a babbo Natale

Caro babbo Natale, 

sono passati 60 anni dall'ultima letterina che ti scrissi. Avevo 8 anni e siccome non mi portasti mai una volta ciò che ti chiesi, smisi di scriverti. Capii più tardi che non era colpa tua, ma di un topo che aveva rosicchiato la tasca di papà con dentro i soldini per il mio "babbo Natale". Non ti ho mai chiesto nulla in questi anni, perché avevo desideri che potevo realizzare da sola senza il tuo aiuto.

Ma quest'anno il mio desiderio è grande e io non so come realizzarlo, quindi mi rivolgo a te.
Vorrei che per un solo giorno, il giorno di Natale, e per tutto il giorno, ritornassero le persone care.  
Vorrei che figli orfani avessero a tavola mamma e babbo. Vorrei che potessero riabbracciarsi ancora una volta.
Vorrei che ogni mamma, orfana di un figlio, rivedesse la sua creatura almeno il giorno di Natale.  
Vorrei una grande tavola per il giorno di Natale, con attorno tutta la mia famiglia, quella di mio marito, gli amici persi per la strada della vita e tutti i nostri amori pelosi sotto la tavola, per potergli dire quanto li amo tutti ancora una volta.
Vorrei che gli Angeli per quel giorno, tornassero umani e festeggiare la rinascita, tutti insieme, anche solo per un giorno.

Ecco questo sarebbe la "natività" per me, allora si che sentirei la magia del Natale.
Caro babbo Natale, chiedi a Dio che faccia questo miracolo per il giorno di Natale e che lo ripeta ogni anno.

Caro babbo Natale forse ti chiedo troppo ma tu provaci. Il giorno di Natale aspetterò che qualcuno bussi alla porta, se non succederà, passerò il Natale da sola, troppo doloroso guardare le sedie vuote......

giovedì 25 maggio 2017

Franca, l'altra metà di Ninì

Cara Franca, per me non è possibile scindere il tuo nome da quello di Ninì, come non era possibile il contrario. Ho atteso che passasse un po' di tempo dalla "partenza" di Ninì prima di rivolgermi a te. So che il grande dolore ti impedisce di comunicare e ti toglie tutto l'entusiasmo di raccontare. Non voglio disturbare il tuo dolore ed è per questo che ti scrivo qui, leggerai quando ti sentirai pronta.

Cara Franca, mi dispiace non aver incontrato te e Ninì quel giorno a Rimini, mi dispiace tantissimo, se tu me ne avessi dato la possibilità ti avrei incontrata quel giugno a S.Alessio e ti avrei spiegato il perchè, e mi avresti capito. Mi avresti compreso perchè tu sei una persona intelligente e Ninì sapeva di avere una donna splendida accanto a sè che amava tanto tantissimo da seguirla in ogni sua volontà.

Ricordo come ieri, mentre ero intenta ad armeggiare con il PC mi suonò il campanello di casa. Stupita da quel suono estraneo, visto che mi trovavo in vacanza in una casa in affitto, e incuriosita da chi mai mi stesse cercando, mi affacciai alla porta e ti vidi con un piatto in mano: " Signora le ho portato una fetta di torta di mele che ha fatto Ninì, senta com'è buona!" Stupita da tanta gentilezza e simpatia, incuriosita volli conoscere di più di quei due signori dei quali sentivo spesso urlarne i nomi dalla mia vicina di casa signora Chiara: " Franca....Ninì...!" Così conobbi due splendide persone, che ci hanno arricchito con la loro amicizia e la loro compagnia.

Ne abbiamo fatto, da quel giorno, scambi culinari e non mancava giorno che non ci fosse sulla nostra tavola una pietanza cucinata dalla  signora Franca, con la complicità di Ninì, o dalla signora Chiara.

Mio marito ed io abbiamo ricordi bellissimi di quella vacanza passata con la signora Franca, Ninì, la signora Chiara e Armando come vicini di casa, persone così care che portiamo nel cuore come amici speciali.
Franca, Ninì, Katia, Chiara

Franca e Ninì
Franca e Ninì
Cara Franca, sono sicura che Ninì è lì, vicino a te che ti tiene una mano sulla spalla mentre tu ti disperi per la sua mancanza. Ninì non ti lascerà mai, ascoltalo, fai attenzione e sentirai il suo odore e la sua voce e vedrai un fugace guizzo azzurro che passa davanti a te. Parlagli lui ti ascolterà.
Ti abbraccio fortissimo

giovedì 4 maggio 2017

Ciao Ninì spero di raggiungerti presto

Carissimo Ninì, mi è giunta ieri la notizia della tua partenza per il viaggio di ritorno...
Mio marito ed io avremmo voluto darti l'ultimo saluto qui in terra, ma rimanderemo a quando potremo raggiungerti. Intanto vogliamo ricordarti così, semplicemente com'eri:



...una splendida persona, gentile, generoso, affettuoso, rispettoso e comprensivo, non ti mancava nulla per essere l'amico del cuore che tutti vorrebbero, peccato che ci siamo conosciuti tardi. Ti vogliamo bene Ninì e vogliamo ricordarti così, a cavallo della tua bici con la quale giravi tutta Torre Faro dove tutti ti conoscevano e ti salutavano. E ora ti immaginiamo volare sopra a quella splendida Punta Peloro, che ti godi la bellezza di questa splendida terra che è la Sicilia. ....Vola Ninì, vola con gli angeli 💓💧

sabato 30 aprile 2016

Insieme a noi da 34 anni

Lei sta con me da 34 anni ed è ancora bella e rigogliosa nonostante una piccola macchia scura.

Un tronchetto della felicità, che una amica mia e di mio marito ci regalò come buon augurio alla nostra unione. Era un piccolo ciuffetto verde che spuntava da un tronchettino piccolo al massimo 2 centimetri di diametro. Mi presi cura di questo "ciuffetto verde" ogni giorno e anche se non è diventata un gigante, ora cresce su di un tronco di 10 centimetri di diametro.

L'ho sentita tanto legata a noi, da tenerla in gran considerazione e curarla così come ho curato il nostro amore, con la netta sensazione che trascurando lei, avrei minimizzato l'importanza del nostro sentimento. Tanti amici, incontrati negli anni, dopo aver ascoltato la storia di "ciuffetto", si convincevano che la pianta in qualche modo ci aveva portato fortuna, anzi, la ritenevano responsabile della buona riuscita della nostra unione, tanto da chiedermi una piantina strappata dal tronco di "ciuffetto", decisi a far funzionare la loro storia con la benedizione di una piantina porta fortuna.

Lei è cresciuta e noi siamo invecchiati, lei è diventata più pesante ogni anno e io con meno forza ogni anno. Come ogni primavera, la metto fuori davanti casa in modo che prenda un po' di luce e un po' di tepore dal sole primaverile. Ma giornate calde con sole forte mettevano in serio pericolo la nostra pianta. Il tronchetto non vuole sole forte e diretto e richiede molte annaffiature, ama l'acqua fresca e abbondante. Con un terriccio appesantito di qualche litro d'acqua, il vaso era divenuto così pesante che, anche trascinarlo all'ombra sotto all'albero dove passa ogni estate, mi risultava difficile se non quasi impossibile, tanto da chiedere aiuto a mio marito, che mi rispose:" Dopo la metto sotto all'albero, dopo".

Dopo, ma cosa significa dopo? Dopo cosa e sopratutto, dopo quando? Il dopo è un tempo indefinito secondo me, che si misura solo con una scala di priorità, e probabilmente la pianta era in fondo alle priorità di mio marito. Il tronchetto della felicità lo trascinai io raccogliendo tutte le forze che mi erano rimaste e anche con uno sforzo ulteriore, tanto da procurami un bel mal di schiena.
La pianta era al sicuro sotto l'albero, anche se con una bella macchia scura nella foglia centrale, procurata dall'esposizione diretta al sole.

Mentre la guardavo mi sono resa conto che la pianta ci ha accompagnati in tutti questi anni perché io me ne sono presa cura; per una volta che doveva farlo mio marito, una bella cicatrice ha segnato le foglie più tenere. Forse non è stata lei a portare fortuna alla nostra unione, ma l'amore con cui me ne sono presa cura, lo stesso amore che ho dedicato a lei. Ho capito che non ho mai delegato mio marito a farlo perché la mia priorità era quella: l'amore che c'è fra noi e il bisogno di cura che ha, esattamente come una piantina riesce a crescere tanto da diventare intrasportabile, e come una pianta cresciuta, l'amore ogni anno richiede una fatica in più per ravvivarlo e rinfrescarlo ogni primavera.

A Natale ero così bella!

giovedì 20 novembre 2014

Le parole che si dicono in silenzio

Frasi, leggende, storie per chi si pente. Quanti amori prima nati, e troppo presto consumati, già troppo... e presto! Le parole che si dicono in silenzio...


Giuramenti, eterni che dilapidano il tempo, l'eternità che si riduce con fin troppa facilità, con troppa rapidità. "Ti amo amor mio senza di te un solo desio"! "Io per te farei cosa, senza te saprei che..."
Troppo qualunquismo a profanare quel santuario immacolato, mai troppo curato, troppo spesso violato e trascurato. Ti amo, ma che vuol dire, vivere con te altrimenti morire...che sarà mai quest'alchimia che prima ti avvolge e poi l'anima ti porta via?

Egoismo allo stato puro, questo è! La goduria di un momento, che per come arriva se ne va, lasciandosi dietro troppe tracce di sangue, troppe vittime innocenti strangolate e avvelenate come fosse un serpente, e nel frattempo lei o lui ti ama, come per dire: MUORI! Che sarà mai uccidere per amore dilaniare per seminare attorno a te il terrore! Magari da vittima prima, carnefice diventi poi, e la vita che continua imperterrita a turare le orecchie di chi la parole d'aiuto, urlate in silenzio mai ascolterà, per poi finire la sua vittima senza pietà!
Le parole che i dicono in silenzio

Lei, lui, tu! Anima stupida, anima inutile buona solo a soddisfare chi la paura vuole donare, chi issare come scalpo pregiato un'altro trofeo conquistato. Vendetta è fatta, la ferita è stata lavata, pagherà lui, pagherà lei, siamo tutti vittime o tutti carnefici? Una catena che fine mai avrà e chi è nato per urlare il suo dolore in silenzio la stessa fine per l'eternità avrà.

Un'ondata di solidarietà e vicinanza a tutte quelle persone che stanno soffrendo

Cara Fenny,
ho letto con piacere la tua mail e dopo aver letto anche il tuo post, non potrei scriverne uno degno di questo tuo. Per cui, scelgo di lasciare al tuo bel scritto tutta la visibilità che merita, al quale auguro di raggiungere il suo scopo. Posso solo dire che la vita è un dono, di quale Dio non lo so, ma è un dono che vale la pena tenersi. Le difficoltà iniziano con lo sforzo del parto e finiscono con lo sforzo della morte. Ma per un sorriso di un bambino, per una lacrima asciugata sulla sua guancia con un bacio, per una stretta fra le braccia della mamma, per un attimo solo di sublime piacere con l'amore della tua vita, per la gioia che possiamo dare anche solo ad una signora che aiutiamo con la borsa sella spesa, anche solo per la gioiosa scodinzolata di un amico peloso, per questi pochi attimi di gioia sarà valsa la pena vivere. Grazie Fenny.


Ciao Galadriel!
Come stai? spero bene! ti scrivo perché avrei una cosa da proporti: e so che tu hai la sensibilità giusta per approfondirla nel modo migliore la vicenda del suicidio di Martina del Giacco, l'ennesima adolescente che si è tolta la vita, mi ha spinto a scrivere un post.
Credo che esista, tra i giovani e non solo, una terribile crisi di fiducia e di speranza. Una non fiducia nel futuro e, soprattutto in sè stessi. Una sorta di vocina che ti urla nella testa "succede solo a te. Non stai bene in questa società. vattene".

 Nel post che ti ho inviato, ho cercato di mettere la mia esperienza di dolore e sfiducia nero su bianco. Quello che vorrei è lanciare un messaggio di speranza: ce l'ho fatta io, ce la puoi fare anche tu. Non sei l'unico a soffrire, tieni duro perché, presto o tardi, tutto sparirà. la nostra voce di blogger è davvero una goccia nell'oceano. Ma vorrei davvero tanto che questa goccia servisse per muovere un'ondata di solidarietà e vicinanza a tutte quelle persone che stanno soffrendo e che non sanno o non capiscono che questa sofferenza:
1) finirà
2) li renderà più forti.
Quello che ti vorrei chiedere è di scrivere un post sul tuo blog per diffondere questo messaggio: un messaggio che non ha a che fare con la letteratura e con le nostre passioni, ma con tutte le persone che incontriamo giorno dopo giorno. Per non chiudere gli occhi. Per fare qualcosa di quanto più possibile concreto, nel nostro piccolo, per dare speranza. Spero davvero tu voglia accettare questo piccolo impegno: non è per me, non è per il blog, ma è perché non è giusto che nessuno a questo mondo non riesca ad affrontare la vita che gli è stata donata. Scusa per questi papiri, è che è un tema a me molto caro. E spero di riuscire a diffondere un pò di solidarietà! A chi ci sta vicino. E che nasconde tutta questa sofferenza. Spero davvero che riuscirai ad accettare questo invito: sto coinvolgendo anche altre blogger in questa iniziativa. Cerchiamo di far sentire la nostra voce e di infondere un pò di coraggio! Grazie mille per il tuo tempo!
Fenny

sabato 5 luglio 2014

"...nemmeno IO ti condanno, va e non peccare più!"

"...nemmeno IO ti condanno, va e non peccare più!" Nemmeno IO, sentenziò il Maestro, elargendo il proprio sincero ed effettivo perdono, verso quella donna che prostrata ai suoi piedi, dapprima trascinata vergognosamente, poi umiliata ed adesso in segno di orazione dinanzi a Gesù.

Dopo avere elencato i suoi misfatti, i suoi peccati, la sua vita irregolare, dissacrante dinanzi a qualunque legge divina ed umana, Gesù lavò con "acqua" pura e cristallina che sgorga soltanto da un'unica fonte, dove chiunque può accostarsi a patto che rispetti una sola ma fondamentale condizione: pentimento!
La donna, Maria Maddalena, dissoluta, di facili costumi, alla ricerca probabile di un'affetto, un'amore, il vero amore, visse una vita che passò da un marito all'altro, dalle braccia di un uomo a quelle di un'altro, nella continua speranza che fossero quelle giuste, quelle che facessero per lei, adesso si ritrova faccia a faccia con il suo destino, con la sua esistenza, non può più mentire a se stessa ed agli altri.
"...nemmeno IO ti condanno, va e non peccare più!"

Messa a forza davanti allo Specchio supremo, vede trascorrere la sua vita, fatti e misfatti di cui andare davvero tutt'altro che fieri: ma adesso è giunta ad un bivio, accettare il perdono divino, unico e vero, oppure voltarsi al pari dei suoi accusatori e tornare alla sua sporcizia di sempre. Sappiamo bene come andò, fu donna pia, segui Gesù fino alla morte, ed alla morte ignominiosa della croce, non si separò un solo momento dal suo Maestro, dal suo uomo, dal suo Signore, dal suo vero...AMORE!
Ma da quella sua scelta di vita nuova, da quel giorno in cui apri il cuore alla vera vita, da quel momento in cui fece entrare il Maestro, quel Gesù che molti amavano ed altrettanti odiavano, nel suo animo tutto cambiò in un istante la tempesta del suo cuore si chetò e si fece gran bonaccia, gli angeli in cielo fecero gran festa, perchè quando anche una sola anima si ravvede dal suo cammino errante e torna alla sua nativa origine divina, in cielo si fa grande festa, pensate che gli "Altri" ebbero lo stesso piacere? Credete forse che tutto intorno ebbero piacere di questo ravvedimento?

Quante volte ci capita di parlare e sparlare di questo e di quella, allietando le nostre serate o capatine al bar condendo il nostro disquisire con "piacevoli" dissensi a causa di male nuove avvenute a tizio o caio per via di una sua condotta disordinata e dissoluta. Provano quasi un piacere, velato nemmeno tanto, da un apparente ed ipocrita dispiacere: "che fine che ha fatto il tizio o la tizia!" Cattive compagnie, sregolatezza e dissolutezza, causano guai, ed un destino che può solo condurre alla perdizione, ma per fortuna c'è un ma. Un "ma" che vaga nel limbo e nel precario equilibrio di un giudizio che si scontra con la sentenza divina del Maestro, con il suo imperituro "nemmeno IO ti condanno, va e non peccare più" ed il nostro intollerante senso pudico e morale che mai vuole privarsi di quella sporcizia che condisce il nostro dire degli altri. Il nostro continuo guardare la pagliuzza nell'occhio del nostro fratello o della nostra sorella, per cui un tossico dipendente sempre tale rimane, un'alcolista sempre tale resta, un criminale sempre criminale sarà, perchè in fondo è quello il fato che gli è stato assegnato.

Ma chi gli ha assegnato quel fato? Chi gli ha cucito quella "lettera scarlatta" con ago pungente e filo malevolo? Dio oppure noi? Perchè mai non si riesce a vedere con occhio diverso chi prima strisciava a terra nel sudiciume per via del suo peccato, poi umiliandosi ed infine pentendosi? Perchè? Perchè mai al perdono di Colui che tutto può non deve corrispondere il nostro? Infastiditi da un'uomo o una donna diversi, puliti non più sporchi...eppure ci si mostrava indignati prima quando giacevano nella sporcizia del peccato, ci si indispettisce adesso che si mostrano puliti, pentiti, ravveduti, con un parlare diverso, con uno sguardo differente ed appena ci tendono la mano ci ritraiamo come fossero lebbrosi da evitare perchè tanto si sa da uno(a) come quello(a) che mai da aspettarci ci sarà? Quella fonte d'acqua viva dove scorrono fiumi di pura e cristallina attitudine ad amare, chi mai accostarsi potrà? Solo chi ama, chi è in cerca dell'amore, quello vero che mai fine avrà.


domenica 15 giugno 2014

Il Volo delle Oche | Esempio di vita

Le oche si sa, volano in formazione a V, e fanno cosi perchè al loro battere delle ali, l'aria genera un movimento che andrà in aiuto all'oca che sta dietro.

Cosi facendo le oche riescono a volare molto più forte rispetto ad un oca che vola da sola. Appare evidente che le persone che mettono in comune i loro sforzi gli uni con gli altri, riescono a produrre molta più efficienza anziché da soli, in quanto i risultati generati saranno nettamente migliori.

Tutte le volte che un oca esce fuori dalla formazione, avverte la resistenza dell'aria e prende coscienza delle reali difficoltà a cui va incontro a volare da sola, quindi con immediatezza ritorna in formazione sfruttando il movimento prodotto dall'oca che la precede. Se uniamo le forze assieme a chi procede nella nostra stessa direzione, la fatica sarà minore, e raggiungere la meta sarà più semplice e gradevole. Nel momento in cui il capo formazione delle oche si stanca, passa dietro, lasciando il posto a chi fin'ora ha potuto godere del suo aiuto. Proprio cosi, le persone ricevendo supporto e mutuo soccorso vicendevolmente, possono superare i momenti più duri della vita, anche condividendo i propri problemi.
Il volo delle oche

Le oche che vanno dietro, incitano con il loro gracidare le altre che stanno avanti, al fine di mantenere costante la velocità. Esattamente cosi che deve essere, un incoraggiamento, una parola di conforto nei momenti difficili può essere fondamentale per via dei suoi effetti benefici al nostro morale.
Nel momento in cui un oca si ammala oppure viene ferita dal colpo di un'arma da fuoco, altre due oche si sganciano dalla formazione per andare in suo soccorso, aiutandola e proteggendola.

Se ci manteniamo vicini, l'uno accanto all'altro, sostenendoci e soccorrendoci, se a dispetto di tutto e tutti rimaniamo conformi ad un gruppo umano coeso, possiamo essere in grado di affrontare qualsiasi problematica che si presenti sul nostro cammino. Se comprendiamo il valore dell'amicizia, se siamo coscienti del sentimento da condividere, la nostra vita sarà più semplice e meno complicata, e stare insieme agli amici sarà meno gravoso e molto più piacevole.

sabato 14 giugno 2014

"Chi non ha mai peccato, scagli la prima pietra"

Celeberrima la frase che inchiodò i detrattori della donna conosciuta come Maria Maddalena, divenuta icona di redenzione e di ravvedimento per tutta l'umanità.

"Chi di voi non ha mai peccato, scagli pure la prima pietra"! Fu questa frase che pronunciata da Gesù Cristo, mise in fila dal più grande al più piccolo i farisei che condussero la meretrice Maria Maddalena al cospetto di Cristo Gesù, al fine di trarlo in fallo. Si, perchè di una prostituta si trattava, di una donna da poco, che a seguito le sue gesta poco nobili e tanto discutibili, si era tirata addosso il disprezzo di ogni persona, sacerdote, giudice e quant'altro.

Condannarla sarebbe stato giusta cosa davanti agli uomini e davanti a Dio, perchè di peccato si trattava.
Perdonarla, sarebbe stato un atto di eccessiva ingiustizia verso coloro che si prodigavano di vivere una vita moralmente pura e corretta, rispettando i dettami della legge giudaica, e correre il rischio di indurre a chi nel profondo dell'anima non aspettava altro che un cenno per abbandonarsi alla cupidigia più estrema: "tanto il Maestro ha perdonato la prostituta, perchè mai non dovrebbe perdonare me"? Quante e quanti di noi viviamo in realtà pseudo tale da farci assumere il ruolo di Farisei, Sadducei e Scribi, sempre pronti a mostrare l'altra faccia della propria persona, ostentare sempre e comunque ciò che più è gradito, ciò che più è ammirevole mostrare: la purezza d'animo!
"Chi non ha mai peccato, scagli la prima pietra"

Già, proprio cosi, essere puri d'animo, puliti come colombe, ligi alle leggi dell'uomo e di Dio, rispettare i dettami di un codice scritto e non, che ci trasforma in automi privi di...animo. Privi di animo, privi di vita, vuoti come bottiglie di vetro che vagano galleggiando in un mare in tempesta o in un quiete apparente, fate voi, speranzosi di giungere ad un traguardo che, come macchine, ci è stato inculcato, come un lavaggio di cervello d'altri tempi, per darci un credo che ci potesse fare da regola e da linea maestra, ma che in fondo nessuno di noi con ogni sincera probabilità sa dove porta e dove conduce.
Legami sbagliati portati avanti per l'onore del dio moralità, compromessi biechi tenuti ad oltranza per amore di una pace che pace non è, rapporti tenuti in piedi, nonostante zoppi e incancreniti per il piacere sommo di un dio che se cosi fosse, tutto è tranne che pace ed amore! Si, perchè "ciò che Dio ha unito l'uomo non lo separi"! Ma chi siamo noi per giudicare e stabilire ciò che Dio ha unito e chi no? L'unione di due esseri umani può essere ritenuta giusta, duratura e sopratutto vera da una semplice cerimonia celebrata con tanto di contorni economici e interessi più o meno vantaggiosi? Può Dio unire due persone in maniera indissolubile nonostante non siano compatibili e risultando deleteri l'uno verso l'altra?

Perchè a tutto c'è rimedio, solo alla morte bisogna rassegnarsi, e meno male oserei dire: ma nonostante tutto ancora ci si scandalizza per una separazione che ai nostri occhi appare più o meno giusta oppure no. "Stavano cosi bene insieme", si proprio bene, ma stavano cosi bene per te che li vedevi per il tuo gusto e piacere oppure stavano cosi bene perchè realmente lo erano? Egoisti che non siamo altro, ostinati a stabilire ciò che è peccato e ciò che non lo è, orgogliosi e prepotenti a farci giudici supremi di chiunque scappa da questa prigione senza pareti, messa in piedi dalla moralità più bieca del vero padrone di questo secolo presente.

Sempre pronti a urlare: colpevole! Peccatore! Traditore! Ma chi sono i veri colpevoli, i veri peccatori, i veri traditori di una legge divina, stravolta nel corso dei secoli dalla mente umana, che era nata dalla più semplice natura divina di un Dio che altro non è che Amore! Quanti amori mancati, quanti abortiti, violentati al cospetto di un dio che Dio non è: l'uomo.





giovedì 12 giugno 2014

Una lezione di vita

UN FATTO VERAMENTE ACCADUTO 
La città di Berna, capitale della Svizzera. 
Un giorno di inizio estate. Una rispettabile signora di 75 anni entra in un ristorante self-service, ordina una minestra e si siede ad un tavolo. Poi si accorge di aver dimenticato il pane. Perciò si alza e va a prendere un panino.
Quando torna al suo tavolo vede che c'è un anziano negro seduto davanti alla sua minestra, anzi la sta proprio mangiando! "Bene" - pensò la signora - "E un po' troppo, ma pensa che il povero negro abbia proprio fame. Non dirò nulla ma gli darò una lezione.'." Andò a prendere un altro cucchiaio, si sedette di fronte al negro e senza dire una parola cominciò a mangiare con il suo cucchiaio dalla stessa scodella.

La vecchia signora e l'anziano negro alternandosi con i cucchiai, vuotarono la scodella, in silenzio. Poi il negro si alzò e andò a prendere un abbondante piatto di spaghetti alla bolognese, due forchette e mise il piatto davanti alla signora.
Così, ancora alternandosi con la loro forchetta, i due mangiarono in silenzio gli spaghetti. Quando ebbero finito si alzarono per andarsene. "Arriverderci" disse la signora gentilmente. "Arrivederci" rispose il negro con una luce negli occhi.

Dava l'impressione di qualcuno felice per aver potuto fare una buona azione. Se ne andò e la vecchia signora lo guardò allontanarsi. Nello stesso momento guardò sul tavolo vicino... c'era una scodella di minestra che sembrava dimenticata da qualcuno...
Dal quotidiano svizzero "La Suisse"

mercoledì 21 maggio 2014

Non bastano le scuse

Qualche giorno fa ho letto questa frase "fatta" su G+ postata da un conoscente. Penso che l'abbia postata per un'amica, non era rivolto a me io non sono sua amica, ma questa frase mi ha fatto riflettere, e la metafora del "piatto rotto" mi è piaciuta. Le nostre amicizie, i conoscenti, i vicini, gli ex i compagni possiamo immaginarli come tanti piatti.
Un bel servizio per la tavola, completo di tutti i piatti che servono per la varietà dei nostri cibi. Ci sono piatti fondi, per le minestre calde; piatti stesi per le paste asciutte. Le tazze, per la colazione; Poi ci sono i piatti decorati, per le grandi occasioni, piatti che tratti con grande rispetto perchè sono importanti da mettere sulla tavola con la portata principale, piatti che andranno lavati con cura e delicatezza e non andranno mai in lavastoviglie con tutti gli altri.

Quando si rompe un piatto, non ne facciamo una tragedia, si sostituisce con un altro tanto sono tutti uguali. Ma quando si rompe il piatto decorato, quello che ci fa fare bella figura, il piatto su cui facciamo affidamento per le pietanze speciali dei giorni da ricordare, no quello non si sostituisce. Ma perchè si è rotto? Abbiamo usato troppa forza? Abbiamo sbattuto troppo violentemente il piatto in tavola mentre era ancora troppo caldo per sopportare un urto? Non è sufficiente chiedere scusa, il piatto non torna come prima. Non basta, dopo ad una rottura serve una fase di ricostruzione. Ci si deve armare di pazienza, si radunano tutti i pezzetti, e uno ad uno si incollano per ricomporre il "piatto". Solo allora ci si accorgerà di particolari del decoro che ci erano sfuggiti prima. Solo guardando pezzetto per pezzetto, ci si accorge della complessità del "piatto". Con pazienza e con amore, si ricompone e anche se segnato da cicatrici, sarà di nuovo un "piatto". Questa volta ci staremo attenti a non ripetere l'errore, sappiamo bene che alla prossima rotturta sarà pressoché impossibile reincollare le briciole. Solo con la buona volontà e con l'amore si può rinsaldare una rottura, non bastano le scuse.

domenica 11 maggio 2014

La gelosia è ....ma cos'è?

immagine presa dal web
La gelosia è un sentimento umano che nasce dall'ansia causata dal timore di perdere l'oggetto del desiderio o dall'incertezza di essere all'altezza.
Possono esserci vari tipi di gelosia ma tutti riconducibili al possesso. Stamane leggevo un post pubblicato da un amico che recitava: " Sai che una persona ti vuole bene quando... (segue una serie di quando....), tra questi: quando ti mostra la sua gelosia smisurata....". Non ho potuto astenermi dal commentare una tale stupidaggine.

Ho espresso il mio parere con gentilezza senza offendere consigliando di sostituire il termine "gelosia" con "protezione" perchè la gelosia aveva fatto e purtroppo farà ancora danni e vittime. Sono stata tacciata di "veterofemminismo ". Veterana lo sono, vista la mia età, ma femminista non lo sono mai stata. Ho sempre sostenuto che il ruolo femminile è ben diverso da quello maschile e che la parità di sessi non ci potrà essere come la intendono le femministe. Ci sono ruoli da donna e ruoli da maschi, questa è la natura punto e basta. Dovremo, purtroppo lottare ancora per la parità dei diritti, in quanto esseri umani esattamente come gli uomini. Ma questo è un altro discorso.

Dicevo dunque la gelosia, che pur avendola provata da giovinetta, non ho mai alimentato. La prima volta che fui oggetto di gelosia, mi offesi a morte. Come, il mio ragazzo, che amo e che dice di amarmi, mi crede capace di accettare la corte di un altro uomo e magari farci l'amore, deduco che la sua opinione su di me è scarsa...molto scarsa. Mi giudica una traditrice, bugiarda perchè per fare ciò dovrò dirgli qualche bugia, infida e anche un po' troietta (scusate il termine ma "leggera" non rendeva bene).  "E se non l'amavo più"? fu la sua risposta. "Non vorrai tenere vicino a te con la forza una donna che non ti ama e non ti vuole". Ma forse si, forse ci sono persone tanto sole tanto povere di spirito e di intelligenza che usano mezzi coercitivi per tenere legati a sè persone che altrimenti fuggirebbero da loro.

Non starei un attimo vicino ad una persona che non mi vuole. Anche se lo amo e proprio perchè lo amo, lo lascerei libero da costrizioni, libero di amare un'altra e essere felice. Lasciare passare il messaggio che un partner è geloso perchè ti vuole bene, è sbagliato. Ed è proprio per questo motivo che tante donne maltrattate per gelosia non denunciano il loro aguzzino, che alcune volte si trasforma in mostro.
Chi ti vuole bene non è geloso. 
Se ti vuole bene si fida, sa che ami solo lui/lei. 
Il geloso ama solo il suo EGO. 
La persona che ti ama vuole la tua felicità.

Grazie mamma.

Grazie mamma, grazie per avermi partorito, per avermi allattato, per avermi cresciuto.
Grazie per avermi insegnato ad usare la volontà, la lena, l'ubbidienza, la sottomissione e lo spirito di sacrificio.
Grazie per avermi insegnato il lavoro con abnegazione per la famiglia.
Grazie per avermi insegnato a cucinare, lavare, stirare, cucire, pulire.
Grazie per avermi insegnato l'autosufficienza, per avermi dato la libertà di andare dal medico da sola, per avermi lasciato la gestione di casa, mio padre da sfamare e la nonna cieca da accudire.
Grazie per avermi insegnato la rinuncia alle cose materiali ( le spirituali non le conoscevi, per fortuna)
Grazie per avermi fatto fare tutto questo dall'età di 10 anni fino ai 22.
Grazie
per avermi lasciato la testa vuota...ho così potuto riempirla di ciò che desideravo
e amavo.

giovedì 1 maggio 2014

Gli applausi andrebbero dedicati a lui al quale dedico il mio primo maggio

"Gli applausi andrebbero dedicati a lui e a tutti quelli che ogni giorno si impegnano, tra mille difficolta', per garantire la sicurezza nel pieno rispetto dei diritti".

Vorrei ricordare il primo maggio non tanto come festa dei lavoratori, ma come giornata dedicata a chi ha difeso i diritti e la salute dei lavoratori. E oggi vorrei fare il mio applauso ad un poliziotto e a tutti i poliziotti come lui, morto in questi giorni, per aver contratto un linfoma durante lo svolgimento del suo lavoro:

Roberto Mancini aveva 53 anni
Roberto Mancini
vicecommissario impegnato per anni nella lotta contro i rifiuti tossici della camorra e affetto da Linfoma di Hodgkin.
Si e' prodigato nell'attivita' investigativa per l'individuazione, su alcune aree della Campania, dei siti inquinati dai rifiuti tossici illecitamente smaltiti, senza il timore di sfidare l'arroganza delle ecomafie e il silenzio che le circondava. Nei mesi scorsi, Mancini aveva chiesto un riconoscimento economico alla camera dei deputati. Persone dal cuore d'oro, si stanno già muovendo per corrispondere a Mancini "un giusto riconoscimento e un giusto indennizzo per il suo impegno, nulla piu' di cio' che compete ad un servitore dello Stato, che per lo Stato si e' ammalato".
Roberto Mancini "ha svolto un'indagine approfondita per anni sui rifiuti tossici interrati dalla camorra e per seguirne le piste ha respirato, toccato e assimilato i veleni che ne scaturivano. Per questo motivo ha contratto un tumore ai linfonodi. Sottoposto a un trapianto come ultima spiaggia per rimanere in vita, ora la sua battaglia e' finita".
Il presidente del Senato, Pietro Grasso, affida queste parole a Facebook: "e' morto Roberto Mancini, poliziotto che con le sue indagini aveva anticipato il disastro della Terra dei fuochi e che ha combattuto fino all'ultimo con la leucemia, causata proprio dalle tante ispezioni e dai tanti sopralluoghi nelle discariche di rifiuti tossici e radioattivi. Gli applausi andrebbero dedicati a lui e a tutti quelli che ogni giorno si impegnano, tra mille difficolta', per garantire la sicurezza nel pieno rispetto dei diritti".

martedì 8 aprile 2014

Camminando

Ci sono cose semplici e genuine che possono nutrire nel profondo, una di queste è per me il camminare. Nella mia infanzia era una delle occupazioni principali, dato che negli anni '50 o si camminava o si camminava. Possedere una bicicletta era roba da ricchi! Amavo e amo ancora la campagna e le mie ore di svago e libertà le ho vissute a correre e camminare alla scoperta della campagna a casa della zia materna, e mi sembra ancora di sentire le mie corse bloccate dai fìli tenaci di robuste ragnatele che mi si appiccicavano in faccia, o dai voli radenti delle merle in cova che uscivano dal nido.

 Camminare alla scoperta dei passi che uno dopo l'altro mi facevano raggiungere mete, valicare passi, attraversare boschi e prati e monti. Ho conosciuto il camminare come principale mezzo di trasporto, ma il camminare in mezzo alla natura quando il tempo si dilata e rimani solo tu e la vita attorno a te in un “qui e ora”. Camminare per incontrare la rugiada del mattino brillare di mille arcobaleni, camminare fra la nebbia bagnata e silenziosa, camminare con la galaverna ghiacciata, camminare sotto il sole cocente accompagnati dal canto assordante delle cicale e dalla polvere ai piedi. Camminare di notte per scoprire di poter vedere al buio o per lasciarsi illuminare il cuore dall'aria trasparente della luna piena. Camminare nelle stagioni. Camminare nei profumi. Camminare e riconoscere le energie dei luoghi, luoghi che t'accolgono, luoghi che t'allontanano, luoghi di paura, luoghi magici, luoghi sinistri, luoghi benedetti. Il camminare sempre ti porta a lasciare dietro i brutti pensieri e man mano che procedi impari a sospendere il pensiero, e come un regalo inaspettato ma che sempre non so da chi ti è elargito, quando sospendi il pensiero, tutto cambia e vedi la vita scorrere dentro alle piante, senti il loro canto e avverti la loro energia. Ho imparato ad ascoltare il rumore dei passi, il ritmo, a riconoscere la fatica, ad amarla e a non temerla, lasciarmi ripulire da essa fino a che possa spolverare qualcosa di luminoso che torna a brillare.
Camminando ho imparato a spegnere i perisieri, entrare nel ritmo del respiro, dei passi, del cuore e le tensioni si scioglievano come le gocce di sudore e il calore piacevole dei muscoli. Camminando ho imparato ad entrare nei luoghi in punta di piedi, chiedendo permesso inchinandomi di fronte al silenzio e agli abitanti, respirando aria pura ho visto porte aprisrsi al di la del conosciuto. Mondi invisibili si sono aperti ai miei occhi e spiriti di grandi alberi mi hanno accompagnano attraverso i boschi, alle forme centenarie dei tronchi e li ho sentito parlare delle loro storie. Camminando ho imparato a bussare su porte fatte di nuvole, dove il silenzio respira con il vento. Tengo dentro al sogno queste atmosfere magiche, chiuse in uno scrigno fatto di alito di vita con una serratura fatta di follia. Al ritorno della camminata porto sempre con me un pezzetto di corteccia che una sottile voce silenziosa mi dice di raccogliere. La tengo fra le mani e la ripongo dove penso ci sia necessità della sua forza. Alla mia eta posso permettermi un pizzico di follia.

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