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venerdì 29 agosto 2014

L'asino | Una pazienza degna del paradiso, illuminata di bianco

Quanto paziente è l'asino lo sanno tutti ormai... lo si carica fino allo spasimo, lo si usa per ogni lavoro pesante, senza mai lamentarsi.


Solo quando non ne ha più ci si rende conto di quanto valga davvero, e di quanto carico di pesi esso sia.
Ogni asino patisce le maggiori pene dai bimbi, in particolare quando questi li conducono al pascolo.
Si sa, i bimbi bastonano gli asini con bastoni, lancio di sassi, e saltandoci su si fanno pure trasportare fin'anche in sei o sette.
L'asino: perchè ha
il muso bianco

Un bel giorno accadde che certi angeli si rivolsero al Padre Eterno dei Mondi intercedendo presso lui:
"Signore! Guarda quel povero asino, osserva quanta bontà e pazienza nonchè la tenacia, non credi sia bene concedergli l'accesso al Paradiso"?  Dinanzi a tale intercessione il Signore dei signori diede ordine che le porte del Paradiso fossero schiuse all'asino! Gli angeli saputo tale concessione, volarono immediatamente a darne notizia all'asino, per condurlo assieme a loro fino alle porte del Paradiso. Giunti che furono dinanzi alla grande porta del Paradiso, l'asino allungò il muso verso l'aldilà del portale si allontanò subito e non volle andare oltre.

Gli angeli basiti, cercarono prima con le buone poi con la forza a convincere l'asino a proseguire aldilà della porta, ma non ci fu verso per smuoverlo. Cosa accadde nel momento in cui l'asino sporse il muso aldilà della porta del paradiso che lo indusse a ritrarsi cosi veementemente? Non immaginerete lontanamente cosa, anzi chi aveva intravisto: il Paradiso era pieno dei suoi tiranni, i bambini! Gli angeli a malincuore rinunciarono al loro intento, e riaccompagnarono l'asino al suo pascolo. Tornato sulla terra, tutti notarono che l'asino era cambiato: il muso che aveva infilato aldilà della porta del paradiso era diventato bianco, illuminato dalla folgorante luce divina. L'asino adesso aveva il muso bianco.

domenica 17 agosto 2014

Il mito dell'uva | Dalle lacrime di dolore al gustoso sapore di un mito | L'uva

Il mito dell'uva

Tanto tempo fa, la vite era soltanto una pianta ornamentale, come tante altre del suo genere. Cresceva al centro dell'orto, ricca di rami e foglie.

Il Sole contribuiva con i suoi raggi ed il suo calore a farla abbondare e darle benefici senza fine al punto tale che i suoi rami s'allungavano oltre limite, creando ombra a tutto il resto, destando preoccupazione al povero ortolano.

"Pure le altre piantine che vivono nell'orto necessitano della luce del Sole, bisogna che poti immediatamente la vite, prima che si secchino irrimediabilmente", disse tra se l'ortolano. La vite provò grande sofferenza nel'essere potata, versando lacrime di dolore senza fine. Sul calar della sera, un usignolo udì il suo lamento, e posandosi su di un suo ramo la confortò iniziando a cantare poggiato ad essa. Il cantar dell'usignolo fu cosi dolce e benefico che la vite ne ebbe grande beneficio, al punto che le sue lacrime rimasero attaccate ai rami come fossero piccole perle. 

Fu cosi, che la vite si senti permeare dentro di se come di una nuova linfa vitale che infusero vitalità alle lacrime, facendole divenire belle come perle, per poi trasformarle in frutti dolci e gustosi: erano i primi chicchi d'uva! Un allegro venticello accarezzo i chicchi unendoli in grappoli dalle dimensioni più o meno grandi, che il Sole provvide a sua volta a fare maturare.

mercoledì 23 luglio 2014

Le stelle | La loro origine tra mito e leggende

Avvenne che le donne andarono a raccogliere del mais, ma purtroppo non ebbero molta fortuna, ed il raccolto non fu dei migliori. Decisero dunque di portare con loro un fanciullo, che riusci a trovare parecchie spighe!

Trasportarono dunque il mais al luogo convenuto per far si di cucinare delle focacce e dei dolci da potere in seguito dare agli uomini al loro ritorno dalla caccia. Il fanciullo rubò una quantità di chicchi davvero notevole, nascondendoli in tubi di bambù che portò alla nonna, chiedendole di cucinare un dolce di mais per lui ed i suoi amici. La nonna fece come il bimbo gli chiese e lui insieme ad i suoi amici ne mangiarono a sazietà. Successivamente il fanciullo per nascondere il furto compiuto, tagliò, aiutato dai suoi amici, la lingua alla povera nonnina, mentre misero in libertà il pappagallo domestico e tutti quelli che erano allevati nel villaggio.
Le stelle tra mito e leggenda

Ma avvenne che temendo l'ira dei propri genitori, i fanciulli scapparono in cielo arrampicandosi lungo una liana nodosa che l'uccello mosca aveva provveduto a fissare in alto. Intanto le donne del villaggio fecero ritorno al villaggio e cercarono i loro figli. Non trovandoli, iniziarono ad interrogare senza successo la povera nonna ed il suo pappagallo, ma senza la lingua non poterono rispondere ai loro interrogativi.

Una di loro si avvide della liana e le fila dei bimbi che erano impegnati ad arrampicarsi, senza prestare ascolto alle suppliche delle loro madri disperate. Sconvolte e disperate decisero di seguirli, ma il fanciullo colpevole, l'ultimo della fila, tagliò la liana non appena mise piede in cielo, facendo cadere giù le donne che si schiantarono al suolo, trasformandosi in animali e bestie feroci!
La malvagità dei fanciulli comportò che fossero trasformati in stelle, condannati a guardare per l'eternità ogni notte la triste condizione delle loro madri.

"Secondo la leggenda brasiliana le stelle che noi ammiriamo non sono altro che gli occhi dei fanciulli che brillano".


venerdì 4 luglio 2014

Il girasole | Nascita di un fiore ricco di colore

Il girasole
Avvenne un giorno che in un giardino di mezzo a tanti fiori colorati, ne nacque uno davvero fuori dal normale: piegato, storto, non era affatto bello da guardarsi.

Tra gli altri fiori, la voce che questo ultimo nato fosse il più brutto, era sempre più invadente, facendo a gara per stargli lontano: nessuno di loro voleva mischiarsi o stare vicino a lui. Il misero fiore, ormai isolato, triste ed affranto, soffriva in composto silenzio, senza mai lamentarsi. Trascorreva le sue giornate ad  ammirare affascinato il sole, li su nel cielo. Era cosi lieto e provava cosi tanto piacere che per ammirare il sole, tentò di avvicinarsi a lui, allungandosi più del normale.

Quando avveniva che il sole si spostava, pure il fiore faceva lo stesso, voltando la sua corolla! Un giorno il sole si avvide di quel fiore isolato e triste che non faceva altro che guardarlo ammirato, e decise di fare la sua conoscenza, avvicinandosi a lui. Dopo avere ascoltato la sua triste storia, il sole prese la decisione di aiutarlo e con i suoi raggi lucenti avvolse il fiore, che si illuminò immediatamente di un giallo mai visto prima d'ora: era colorato che pareva essere quasi d'oro.

Da quel giorno il fiore tanto maltrattato fin'ora, divenne il più alto e bello fra tutti quelli del giardino! Ormai amici, il sole decise che meritava anche un nome speciale e cosi da allora venne chiamato GIRASOLE.




lunedì 9 giugno 2014

Il linguaggio muto dei pesci | La leggenda dice che...

Linguaggio muto
dei pesci
In un tempo che fu sulla Terra tutto taceva nel silenzio più totale. Gli animali non facevano versi, le acque scorrevano e i venti soffiavano, ma senza far rumore.

Nemmeno l'uomo proferiva verbo! Un giorno il dio del canto iniziò a suonare l'arpa e, quando fece vibrare le corde, ogni creatura sulla Terra si mise in ascolto. Allo stesso modo fecero vento, acqua e gli alberi. Il dio del cielo diede ordine ad ognuno di esprimere la propria preferenza al linguaggio che più gli si potesse essere congeniale. Ogni creatura ascoltò il signore del canto e scopri' il modo più idoneo di sillabare e di ronzare, di abbaiare odi ruggire. L'uomo imparò, non soltanto, tutti i vari suoni realizzati dall'arpa del dio ma imparò anche a cantare perfino meglio degli uccelli.
Fu cosi che ogni creatura vivente sulla Terra e nei cieli aveva dato la sua preferenza riguardo un particolare linguaggio.

Contrariamente i pesci ebbero meno fortuna, si rendevano conto che stava per accadere qualcosa di molto importante, ma non arrivavano a comprenderne cosa. Essi potevano osservare e vedere ogni creatura della Terra aprire e chiudere la bocca ma essendo sotto l'acqua, non potevano ne ascoltare ne udire nessun tipo di suono. Ad ogni modo, presero la decisione di comportarsi come ogni altro essere vivente. Fu per questo che i pesci aprono e chiudono la bocca senza mai emanare alcun suono.


domenica 1 giugno 2014

La libellula | Leggende e Miti.

Libellula
Un pomeriggio di calda estate, avvenne che una giovane fata, ebbe il desiderio di dissetarsi, quando si sporse verso la riva del fiume e cadde, scivolando nell'acqua.

Fu portata via rapidamente dalla corrente, come un leggero ed inerme fuscello di paglia: priva della sua bacchetta magica, lasciata poggiata sull'erba, la giovane fatina era senza speranze! Le sue compagne, si affrettarono a correre in suo aiuto: con un battito di mani fecero in modo che un'onda sollevasse la giovane fatina, verso il cielo azzurro estivo.

Mentre la fatina si issava in cielo, le gocce d'acqua che ricadevano dal suo corpo bagnato, si trasformarono in libellule! E' per tal motivo che ancora oggi nelle loro delicate ali di velo s'impigliano le gocce d'acqua.

martedì 27 maggio 2014

E vennero i giorni della...Merla !

Gennaio stava per giungere al termine, ed il freddo pungeva in maniera insistente, come mai s'era visto prima d'allora. Ogni cosa era ricoperta da uno strato di neve bianca, case, prati, alberi...anche i merli lo erano, bianchi al punto tale da non distinguerli dal resto del paesaggio.
I giorni della merla

Una di esse si guardava spaesata, quà e là, senza sapere più dove andare per via del gran freddo, fino a che non vide un fumignolo che fuoriusciva da un camino, allora prese a dire al suo compagno:
"Guarda quel camino, andiamo a scaldarci un poco"!
"Bene, andiamo ed entriamo", rispose lui.
Fu cosi che i due merli decisero di entrare nel camino, e ci rimasero per tre giorni e tre notti. Alla fine della terza notte, la merla guardò fuori, scorgendo un tiepido sole:
"Usciamo, c'è il sole"! Appena fuori, la merla guardando il merlo esclamò: "Sei tutto nero", il merlo dopo un'attimo di sorpresa, rispose: "Anche tu lo sei"!

Da quel giorno il piumaggio dei merli rimase nero, mentre il becco e le zampine gialle, e gli ultimi tre giorni del mese di gennaio sono detti per l'appunto: "I giorni della merla".

sabato 24 maggio 2014

Il Crisantemo | Nascita di un fiore frutto di amore e preghiera.

Il Crisantemo come tutti noi ben sappiamo, nella nostra tradizione è un fiore, simbolo di dolore. Ma da qualche altra parte del mondo non è cosi: pensate in Giappone ed in Cina viene dato in dono alle spose, in Inghilterra addirittura viene regalato in occasione di una nuova nascita, quindi possiamo affermare che nelle culture anglosassoni ed orientali, il Crisantemo è ritenuto un fiore simbolo di gioia, festa ed buon auspicio.
Crisantemo

Una volta, tanto tempo fa, c'era una mamma che era molto triste ed afflitta per via della morte del suo unico figlio in guerra. Triste, afflitta e senza alcun sostentamento, tranne la preghiera. Tanto si sa una preghiera non costa nulla. Correva la vigilia in cui tutti i morti avevano un fiore poggiato sulla tomba, e questa madre era triste ed addolorata perchè quella del suo figliolo ne era priva.

Cerco, si dannò l'anima cercando il modo di ovviare a questa mancanza, finchè trovò dentro un cassetto delle strisce di stoffa bianche e gialle. Fu cosi che prese a cucirle una sull'altra, una dietro l'altra, fino a che ne venne fuori un'enorme corolla! Prese un fil di ferro rivestito di stoffa verde, e lo adibì' a stelo: "nessuno s'accorgerà", disse la madre rinfrancata, "che sulla tomba di mio figlio giace un fiore finto". Cosi si adoperò a fare.

Quando terminò il lavoro, era cosi distrutta e sfiancata che si addormentò profondamente, per poi svegliarsi e non credere ai suoi occhi: il fiore di stoffa che aveva fatto, era ricolmo di vita! Palpitava petalo su petalo, vellutato ed elegante come mai se ne erano visti, screziati di giallo e bianco. Fu cosi che sulla tomba del giovane soldato venne posato il più bel fiore che fu mai visto: il Crisantemo!

mercoledì 21 maggio 2014

Leggende e miti | Liberalità.

Aquilotto
Un giorno l'aquilotto sporse il capo fuori dal nido e ai suoi occhi apparvero molti uccelli che volavano liberi tra le rocce sottostanti.

"Mamma, chiese, chi sono quegli uccelli"?
La madre rispose: sono nostri amici. L'aquila vive solitaria ma ha pur sempre necessità di una corte, altrimenti che regina sarebbe? Questi uccelli sono i nostri fedeli cortigiani.
L'aquilotto, appagato, continuò a osservare, poi esclamò: Mamma, hanno rubato il mio pasto!
No! rispose la madre, non l'hanno rubato, gliel'ho dato io. Ricordati, anzi, quello che ti dico adesso: un'aquila non avrà mai tanta fame da non lasciare una parte della sua preda agli uccelli che le stanno intorno.

Infatti, a quest'altezza, essi non troverebbero di che nutrirsi e dovrebbero abbandonarci per scendere giù in cerca di cibo. Chi vuol mantenere una corte deve essere generoso e liberale ed in cambio dell'ossigeno deve sfamarla ogni giorno.

lunedì 19 maggio 2014

Stella Alpina | Nascita di un mito, della prima Stella Alpina.

Stella Alpina
Tanto tempo fa, capitò che una montagna ammalata di solitudine piangeva silente. Tutti l'osservavano meravigliati, i faggi, gli abeti i rododentri, le querce e le perviche. Nessuna pianta però, poteva farci nulla, in quanto era legata alla terra dalle radici.

Cosi nemmeno un fiore sarebbe potuto sbocciare tra le sue rocce. Su dal cielo, se ne avvidero pure le stelle, quando una notte le nuvole erano volate via, le stelle fecero per giocare a rimpiattino tra i rami dei pini più alti, ed una di loro si mosse a compassione vedendo le lacrime della montagna e, senza nessuna speranza di fare ritorno, discese in un bagliore dal cielo. Scivolò tra le rudi rocce e i crepacci della triste montagna, finchè sfinita cercò riposo sull'orlo di un precipizio.

Brividi gelati la sferzarono, il freddo era pungente...Era stata proprio incosciente ad avere lasciato la serena quiete dell'azzurro cielo! Il freddo rigido e pungente di certo l'avrebbe uccisa...ma, la montagna si accorse del pericolo e con gratitudine per il gesto mostrato dalla stella, nei suoi confronti, avvolse in un'abbraccio la stella con le sue mani di roccia, in una delicata e morbida peluria bianca. Allorchè la strinse legandola a sè con radici forti e tenaci...quando l'alba arrivò, era nata la prima Stella Alpina!

martedì 13 maggio 2014

Leucosia | Il mito delle Sirene.

L'isola di Licosia
Per la gente del mare le insidiose braccia del sonno, paiono essere sottomesse ed agli ordini di maliose creature, invece il rischio del naufragio si identifica in un demone ostile.

Il mito delle Sirene è uno dei frutti più prolifici della natura inanimata sulla fantasia dell'umano essere.
La sua ammaliante voce delle tre donne pesce di Omero si chiamava Leucosia e il segreto della sua esistenza è nascosto in una piccola isola rocciosa, alla quale gli conferi' il proprio nome e che forma una delle due punte estreme della baia di Salerno.

La leggenda narra che Leucosia si gettò dalla rupe della costa per non essere riuscita a sedurre il prode Ulisse ed i suoi compagni di viaggio, prendendo il suo corpo forma di uno scoglio, oggi conosciuto come l'isola di Licosia, dove s'erge un faro e cinto da mura antiche. Per la popolazione del posto le sirene sono sacerdotesse, per altri raggi di sole, insidiose scogliere, cannibali del mare, per altri ancora simboli di attrazione e spiriti planetari, è nella lucente di questi luoghi che Ulisse fece incontrò le Sirene, in uno di quei periodi di pesante ristagno estivo, noti da queste parti come scirocco chiaro.

mercoledì 7 maggio 2014

Ciccio di Viggiano | Miti e leggende Lucane.

Nella misera capanna albergava una tetra tristezza. Il povero padre non c'era più ormai e i morsi della fame attanagliavano i suoi due figli, Frungillo e Menicuzzo, rimasti soli con la loro madre.

"Come si fa, adesso?" chiedeva tutta sconsolata la donna.
Mentre i due bimbi, non sapendo che cosa rispondere, andavano a sedersi sulla soglia e per evadere la fame, sognavano carriole d'oro iene di gustose patate calde, una montagna di formaggio pecorino, una casina fatta completamente di zucchero.
Miti e leggende Lucane

Un giorno, mentre sognavano, giunse un vecchio magro e asciutto che indossava a tracolla una chitarra e aveva in mano un flauto. Egli aveva anche sulle spalle un sacco pieno chi i bimbi osservavano pieni di speranza.
"Io sono Ciccio, amico del vostro babbo" disse questo strano personaggio "e vengo da Viggiano, il paese della musica. Questi due strumenti mi furono consegnati da vostro padre quando, ormai arricchito, si comperò questa capanna per sposarsi. Anch'io ora mi sono fatto un bel gruzzolo e aiuterò voi!".

Cosi dicendo tolse dal sacco una grossa pagnotta a forma di ciambella ripiena di uova sode e la diede alla donna, che lo guardò con occhi pieni di lacrime dalla commozione e pieni di gratitudine per quella generosità insperata. Finalmente qualcuno pensava ai suoi figli! Dopodiché l'uomo iniziò a suonare musiche popolari allegre. I ragazzi che già si erano mossi per prendere un tozzo di pane, si fermarono improvvisamente, incantati.

"Siete proprio dei veri Lucani, intrisi di musica fino alla ossa!" disse contento l'uomo. "Io vi darò questi strumenti e vi insegnerò a suonarli. Girerete anche voi per il mondo, dando con le canzoni un pò serenità e di gioia agli uomini, stanchi di lavoro e di fatiche; essi non saranno avari con voi e il benessere tornerà nella capanna. Vostra madre non mancherà più di nulla..." L'uomo se ne andò. La donna si accinse a spezzare il pane, il suo volto finalmente era illuminato dalla speranza.

martedì 6 maggio 2014

Villa Rondinella | Stile liberty da facoltosa gioventù in Buonconvento per una donna che non c'è più!

Villa Rondinella
La villa sorge un pò fuori Buonconvento, sopra una collinetta isolata, lungo l'attuale S.S n.2 Cassia, in antico la via Francigena, pregna di mito e di storia.

Costruita intorno al 1910 in stile liberty da un giovane dal facoltoso e possidente, poco più che ventenne, dalla cultura non indifferente, una preparazione da fare invidia ai più, ma anche poco fortunato.
Pare che la Rondinella fosse stata dedicata ad una donna sconosciuta originaria del luogo, probabilmente a coronamento di un sogno d'amore, che il giovine sfortunato non riusci' mai a realizzare e sembra che tale edificio, la villa per l'appunto abbia assorbito tutte le risorse economiche del giovine innamorato, portandolo a doverla vendere ad un lontano zio ancora prima di averla completata.

Forse per la sua sfortuna che colpi' il giovine, o forse la figura fin troppo idealizzata della giovane donna misteriosa e sconosciuta, diedero vita al mito popolare del tempo che volle la Rondinella invasa da fantasmi.

venerdì 2 maggio 2014

Miti e leggende | L'asino assetato.

Asino assetato
Assetato si diresse verso la fonte per bere, l'asino selvatico, ma con grande delusione trovò l'acqua intorbidita da uno stuolo di anatre che giocose si rincorrevano starnazzando.

L'asino era davvero assetato, ma nononstante la voglia di bere non lo fece, si mise con molta pazienza da parte ad aspettare. Quando finalmente le anatre se ne andarono, l'asino si levò e fece per avvicinarsi all'acqua: ma era ancora torbida! Allora ricominciò ad attendere.

Ma perchè non beve? Domando un ranocchio alla rana.
Sono già due volte che si accosta alla fonte e se ne ritorna indietro senza bere.

Perchè l'asino, rispose la rana, quando trova l'acqua torbida, anche se muore di sete, non beve ed aspetta che l'acqua si rischiari.

mercoledì 23 aprile 2014

Tra mito e leggenda | L'arsura del Carso

Arsura del Carso
Si narra che un giorno nostro Signore Gesù, camminava faticosamente con Pietro al suo fianco per attraversare i villaggi sparsi lungo il Carso.

Gesù e Pietro usavano semplicemente un asino e una bisaccia con delle provviste per il loro viaggiare, cibandosi di
pane, formaggio, pesce secco del mare Adriatico e dell'acqua per dissetarsi. Ormai erano ore che camminavano tra balze e dirupi, in cerca di qualche creatura alla quale portare consolazione e conforto.
Quando fu giunto il tempo di rifocillarsi, fecero sosta e Pietro appoggiò il suo mantello su di una roccia per fornire al suo Signore Gesù un appoggio più decente: prese dunque la bisaccia dall'asino e si accorse che il formaggio non c'era più!

Signore! Esclamò Pietro allarmato in preda allo sconforto.
Signore ci hanno rubato il formaggio!

Gesù si voltò e si accorse che qualcuno li aveva in effettivamente derubati. Un'espressione di sdegno si posò sul suo volto e Gesù disse a Pietro:
Pietro, da adesso in poi chiunque verrà ad abitare nel Carso avrà penuria d'acqua, perchè in questo modo mai più dovrà finire la sete di colui che ci rubò il nostro misero ed umile pranzo.
Allora, tutto improvvisamente le acque si ritirarono e apparve un paesaggio di rocce, sassi, spine. Senz'acqua nè alberi, nè abitazioni.

domenica 20 aprile 2014

Il ragno e la rondine | Miti e leggende sul...filo d'argento!

C'era una volta un ragno che per la terza volta fece in modo di stendere pazientemente il suo filo d'argento tra il tronco di un albero e l'altro.

Ogni qual volta però, una rondine beffarda, passando a volo radente, lo tagliava col suo becco.
Perché non mi lasci lavorare? Chiese perplesso il ragno.
Che fastidio ti dò?
Il ragno e la rondine

Tu sei un perfido animale, e la tela che prepari è una trappola mortale. Rispose la rondine.
E tu, ribattè il ragno, che cosa fai? Non voli sempre a bocca aperta per cibarti d'insetti?

Io, almeno, dal mio canto me lo guadagno il cibo, lavorando. Partorisco fuori di me questi fili e con la mia arte li compongo in una maestrevole tela; ed essa, come ricompensa, mi dà la preda quando ci resta intrappolata.

sabato 19 aprile 2014

Beowulf e Grendel | Il mito dei geati tra le terre degli invicibili danesi!

Nella reggia di Heorot, dimora di Hrothgar, Re dei danesi, si festeggia e si beve in onore del re degli invicibili danesi, ma tutto ciò fa da sveglia a Grendel, mostruoso troll molto sensibile ai rumori. Senza nemmeno il tempo di capire cosa stia accadendo Grendel piomba all'interno della reggia uccidendo tutti i soldati che gli si fanno incontro.

Hrotgar impugnando la sua spada lo sfida a viso aperto ma il troll gli nega la vendetta fuggendo tra le fiamme blu dopo aver compreso chi avesse dinanzi. Hrotgar chiede aiuto e dalla terra dei geati risponde Beowulf un eroe guerriero e con lui 14 uomini valorosi. Giunto nella reggia di Heorot, Beowulf ha una discussione con Unferth che ubriaco svergogna il geato riguardo una sua sconfitta in una gara di nuoto con Breca il potente.
Beowulf e Grendel

Ma l'eroe geato, Beowulf, aveva si perduto la gara, ma soltanto perchè aveva dovuto affrontare ben nove mostri marini, enormi serpenti con un occhio solo armato di coltello. Ma dopo avere bevuto del buon idromele, Beowulf si prepara ad affrontare l'arrivo di Grendel, chenon tarda ad arrivare facendosi strada tra 3 geati. Beowulf reagisce ferendolo ad un'orecchio, frantumandogli il timpano e staccandogli un braccio. Grendel accusando il colpo, impaurito e moribondo ritorna nella sua caverna muore tra le braccia della madre.

Beowulf riceve il premio di Hrotgar, un corno d'oro per il servigio offertogli. Ma quando pare che tutto ormai si sia sistemato e che la pace sia tornata tra i sudditi del re la madre di Grendel chiede vendetta. Il sangue dei danesi continua a scorrere tranne quello di Wiglaf che aveva deciso di stare fuori per non festeggiare. Beowulf allora decide di affrontare da solo la donna! Torna nella grotta dove giace il corpo di Grendel, quando improvvisamente appare la madre che trasformatasi in una seducente creatura femminile lo convince a unirsi a lei e dopo avergli promesso gloria e ricchezza per tutta la vita, fino a quando il corno d'oro ricevuto dal re Hrotgar non fosse tornato nelle mani dello stesso, Beowulf ritorna alla reggia di Hrotgar.

Al suo ritorno, Beowulf riceve la massima fiducia del re, al punto tale che gli dona in eredità il suo regno! Hrotgar a questo punto decide che la sua vita sia finita: si suicida! Il figlio legittimo Ecgtheow sale al trono dando il via alla colonizzazione dei Frisoni e della penisola germanica della Frisia. Arriva anche la cristianità nel regno sostituendo i riti pagani e con essa anche l'era degli eroi. Beowulf inizia a temere per il suo destino e per la sua gente: in effetti i suoi timori non erano del tutto infondati, tutt'altro infatti la sera dopo un enorme drago dorato devasta la cittadina vicina, uccidendo gran parte della gente riportando l'incubo di Grendel.

Assieme a Wiglaf il re ritorna nella grotta della madre di Grendel per reclamare un compromesso con lei ma senza sucesso. Il drago fa la sua comparsa ed inizia un inseguimento sulle torri del castello reale. Beowulf riesce a tagliare il patagio della bestia, rendedola incapace di sputare fuoco, ma non il cuore. A questo punto Beowulf si recide il braccio per raggiungere il cuore del drago uccidendolo e lui con esso.

venerdì 18 aprile 2014

Leggenda | La mucca ed il boa

Una volta, in un campo, vi si trovò un'enorme biscia, un serpente boa per la precisione.

Strisciando sulle superficie dell'erba, la serpe si accostò ad una mucca che nel mentre stava pascolando, iniziando lentamente ad avvilupparsi delicatamente attorno alle sue zampe, per poi stringere con veemenza le sue spire. La mucca cosi stretta non potè più muoversi!
La mucca ed il boa

Il boa, dunque, infilandosi con la testa sotto il ventre della mucca cercò con la bocca i capezzoli per succhiare il suo latte. Quando il boa si saziò, allentò la presa e andò per i fatti suoi.

La malcapitata mucca, indebolità e quasi del tutto prosciugata, cadde a terra stremata. I serpenti, per l'appunto è noto che son ghiotti di latte e ne avvertono l'odore anche a lunga distanza.

sabato 26 ottobre 2013

Le apparenze ingannano! Dolci colombi ma non troppo


Tra i miti e le leggende che vagano per l’aere immenso e sconfinato della infinita storia umana, ve ne una che mi ha a dir poco mozzato il fiato! A volte le apparenze ingannano.
Colombi

Si tratta della leggenda che il genio Leonardo da Vinci narrava riguardo la vera natura dei colombi. Ma che cosa potrà mai nascondere, direte voi, la natura dei dolci e amabili colombi? Be, continuate a leggere, rimarrete senza fiato!

domenica 22 settembre 2013

"Scazzamurrieddrhu" folletto opprimente e ladro per...diletto!

Una leggenda Pugliese narra di un folletto opprimente e ladro per puro...diletto: lo "scazzamurrieddrhu"! Come detto si tratta dunque di un folletto, alto poco più del palmo di una mano, con un panciotto prominente e un cappello largo e pizzuto, che di notte si accuccia sul petto degli uomini e delle donne da lui presi di mira.
Lo "scazzamurrieddrhu"

Quando dunque si parla di oppressione oppure senso di soffocamento per l'appunto si fa riferimento allo "scazzamurrieddrhu" che preme sul ventre e cavalca. Ma il fastidioso folletto oltre che oppressivo può essere anche un ladro, ma per... puro diletto.
Un massaro narrava che di notte
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