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domenica 17 agosto 2014

Il mito dell'uva | Dalle lacrime di dolore al gustoso sapore di un mito | L'uva

Il mito dell'uva

Tanto tempo fa, la vite era soltanto una pianta ornamentale, come tante altre del suo genere. Cresceva al centro dell'orto, ricca di rami e foglie.

Il Sole contribuiva con i suoi raggi ed il suo calore a farla abbondare e darle benefici senza fine al punto tale che i suoi rami s'allungavano oltre limite, creando ombra a tutto il resto, destando preoccupazione al povero ortolano.

"Pure le altre piantine che vivono nell'orto necessitano della luce del Sole, bisogna che poti immediatamente la vite, prima che si secchino irrimediabilmente", disse tra se l'ortolano. La vite provò grande sofferenza nel'essere potata, versando lacrime di dolore senza fine. Sul calar della sera, un usignolo udì il suo lamento, e posandosi su di un suo ramo la confortò iniziando a cantare poggiato ad essa. Il cantar dell'usignolo fu cosi dolce e benefico che la vite ne ebbe grande beneficio, al punto che le sue lacrime rimasero attaccate ai rami come fossero piccole perle. 

Fu cosi, che la vite si senti permeare dentro di se come di una nuova linfa vitale che infusero vitalità alle lacrime, facendole divenire belle come perle, per poi trasformarle in frutti dolci e gustosi: erano i primi chicchi d'uva! Un allegro venticello accarezzo i chicchi unendoli in grappoli dalle dimensioni più o meno grandi, che il Sole provvide a sua volta a fare maturare.

lunedì 23 aprile 2012

Mille vite sulla riva del mare


Se soltanto potessi, prenderei la luce delle stelle per far si che il tuo viso possa illuminarsi. E' con te che percorrerei mille vite sulla riva del mare, sulla sabbia umida e bagnata mentre uno scoglio appare lieto d'accogliere il nostro riposo.
Ci sediamo e guardiamo le onde piccole e morbide che accarezzano i nostri instancabili piedi. Se soltanto potessi, ti regalerei il suono di una conchiglia soltanto per allietare il tuo dolce cuore.

A volte mi sento inutile ed incapace, respiro a pieni polmoni tutta l'aria che posso per donarla solo e soltanto a te, ma è solo un limite mio...narrare potrei però al cielo intero che i tuoi occhi come stelle sono ancora più belli di una giornata di cielo blu, sperando che sorridano non appena la mia anima appare dinanzi a te. Voglio sognare…viverti nel tempo, accanto a me, mia dolce Luna!

domenica 11 marzo 2012

Vite passate

 La seconda composizione del concorso letterario Vite passate
Senti ancora quel respiro come un rantolo di dolore.
Senti ancora il tuo ansimare per lo sforzo di urlare.
Quante voci visi occulti tra gli anfratti del tuo cuore.


Lei non c'è! Lei ti manca, ti contorci come un serpente che cerca invano la sua preda.
Lo sconforto era di casa, primeggiava dentro te, fino al punto d'essere il tuo re!
Quante vite e dolori sono trascorsi per far si che tu capissi che cercare non bastava...

che bramare non pagava! Quando il fondo del tuo oblio ti toccò, fu allora che lei arrivò.
Con amore mai perduto, mai scordato, ti raccolse e ti ha sfamato, con pazienza ti ha insegnato, con dolcezza rabboccato.

Con grande passione mai tradita ti cullò, accarezzò con le sue dita, per far si tu ricordassi dove l'errore cominciasti. Quanta gioia nel vederti camminare, come un bimbo ansimare e poi passo dopo passo finché un giorno accadrà che il tuo ciel t'accoglierà.
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