Visualizzazione post con etichetta fu-è-sarà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fu-è-sarà. Mostra tutti i post

domenica 12 ottobre 2014

La comunità nel futuro? Niente legami con il presente | Comunità che sarà

Provate ad immaginare una comunità di essere umani che vive in una realtà futura, permeata da un senso di rispetto che vada aldilà di ogni stereotipo attuale, in cui denaro, politica, interessi personali e nazionali e religiosi, sono stati progressivamente banditi. 


Nonostante questa surreale, per adesso, visione, possa apparire puro eufemismo, si tratta comunque sia di risultati ottenuti da anni di studi e ricerche sperimentali. L'idea, il concetto di Comunità che sarà, spazia dall'educazione ai trasporti, dalle risorse di energia pulita fino ai sistemi funzionali di ogni città. 

Fin quando soltanto poche realtà privilegiate avranno il monopolio del controllo della maggior parte delle risorse dell'intera Terra e lo scopo univoco sarà quello del a dispetto di ogni altra necessità, il profitto, avrà terreno fertile prevalendo su tutto e tutti lo stesso riprodursi di eventi. Se il nostro desiderio, la nostra volontà è sul serio quella di scrivere la parola FINE ai nostri comuni problemi internazionali e sociali, bisogna agire, in senso lato del termine, in maniera tale da conferire al nostro Pianeta Terra il titolo che identifica le sue risorse come esclusivo Patrimonio Comune a tutta l'Umanità.

domenica 14 settembre 2014

Comunità che fu | Le primitive comunità: uno stato di fatto del tutto differente

L'universo primitivo è di fatto una condizione del tutto diversificata da ciò che viviamo oggi. Il periodo preistorico include un segmento temporale troppo esteso e si cataloga, in senso lato, in due importanti epoche: il paleolitico ed il neolitico. 


Non si può fare a meno di tenere conto di questo importante distinguo, in quanto che, circa 10mila anni or sono i nostri predecessori, ebbero la possibilità di apprendere come fare a coltivare la terra e ad ammansire gli animali. Le primitive comunità umane, durante il paleolitico per nutrirsi facevano largo uso di frutta, radici raccolte e della carne degli animali che provvedevano a cacciare.

La maggior parte di essi rappresentavano raggruppamenti umani di tipo nomade, in continuo migrare da una parte all'altra della terra, in base all'abbondanza del cibo. L'avere scoperto l'attività agricola scatenò un'effetto notevole sulla comunità umana primitiva, cambiandone fattivamente gli aspetti più importanti. Comunemente, con l'utilizzo delle tecniche agricole, le comunità di esseri umani preferiranno alla migrazione continua una maggiore sedentarietà, ovvero sia a stabilirsi, in un determinato posto per periodi temporali più o meno lunghi. L'agricoltura ha tempi lunghi, che richiedono un impegno costante, e quindi legano il gruppo ad un determinato territorio. La sedentarietà comporta una nuova struttura della società primitiva, nella quale iniziano ad emergere ruoli diversi e la gerarchia sociale. A tale mutamento sociale coincise anche un cambiamento del ruolo della donna che si ritrova ad ricoprire un ruolo differente, confrontato con quello che le era stato assegnato durante l'era primitiva.
Le donne raccoglitrici
nella comunità primitiva

Le donne raccoglitrici 
Le comunità umane risalenti al periodo del paleolitico erano fondamentalmente gruppi nomadi, il cui mantenimento dipendeva esclusivamente dalle loro attività di caccia e di raccolta. Altra considerazione che va fatta è quella riguardo l'ambiente circostante all'uomo, ostile e impervio, in cui l'uomo stesso si ritrovava in netto svantaggio sia fisico che strutturale nei confronti di altri predatori. La caccia quindi non rappresentava una possibilità di cibo certa e abbondante. Comunque sia la sopravvivenza della comunità era, nonostante tutto, messa al sicuro, grazie alla raccolta d'erbe, tuberi e frutti, e dalla caccia di piccoli roditori. Una funzione importante assolta dalle donne del gruppo. Legate alla cura dei figli e meno adatte a partecipare alle grandi battute di caccia, le donne primitive provvedevano al sostentamento del gruppo, svolgendo un lavoro di grandissima importanza. Non si deve sottovalutare la portata della raccolta.

La raccolta non deve essere ritenuta come una improvvisata ricerca di cibo commestibile nelle vicinanze dell'accampamento. Le donne primitive avevano una conoscenza molto elevata riguardo i cicli di riproduzione delle piante, ed i luoghi ove esse crescevano più abbondanti. Sapevano distinguere una specie vegetale dall'altra e conoscevano le proprietà d'ogni arbusto. Sapevano come usufruire d'ogni parte del frutto, e come non danneggiare le piante durante la raccolta.

Anzi, nel corso delle loro "battute", le donne curavano le piante commestibili, sarchiando, eliminando le erbacce e talora concimando il suolo. Alcune popolazioni bruciavano una parte di un territorio per accelerare la crescita della vegetazione o per intensificare la produttività. Non è escluso che durante il loro passaggio, le donne-raccoglitrici abbiano anche piantato dei semi, per ritrovare l'anno successivo una quantità superiore di piante commestibili.

Il gruppo si spostava in base ad una sorta di "mappa", tracciata secondo la reperibilità ed abbondanza di piante. Il gruppo, quindi, si spostava, seguendo le indicazioni delle donne-raccoglitrici.


lunedì 14 luglio 2014

Combattimento che sarà | Niente vincitori ne vinti

Abbiamo avuto modo di vedere in maniera succinta in questi due post, come è nata, cresciuta e come si è sviluppata la disciplina del combattimento nella sua forma più antica, la Lotta. Lotta che ha avuto modo di evolversi sotto vari aspetti: sportivo, militare, disciplinare. Ma come pensate che sia il combattimento nel futuro?

Dal punto di vista sportivo, non credo che si possa avere ulteriori sviluppi, in quanto che le tecniche di base, e tutto ciò che concerne hanno ben poco da migliorare. Purtroppo non può dirsi altrettanto del combattimento inteso come forma di Lotta militare. La guerra ahimè non smetterà mai di esserci: questa purtroppo è l’ineluttabile constatazione che possiamo fare, dopo circa un secolo in cui è stato fatto tutto ed il contrario di tutto.
Ne vincitori ne vinti

Se è vero che i mutamenti storici sono sempre avvenuti per causa o comunque sia al termine di un conflitto su larga scala, è pur vero che a partire dalla Seconda guerra mondiale è venuto alla luce un mondo gradatamente meno propenso alla guerra, sia perché grandi motivi di scontro paiono essersi allontanate dalla scena mondiale, sia perché l’insieme delle conoscenze che si è avuto modo di archiviare sulla natura dell’uomo (pur nel dubbio del ruolo che ciascuna delle variabili emozionali o inconsapevoli può realmente esercitare sulle decisioni politiche) lascia aperte possibilità infinite che in realtà soltanto le relazioni internazionali, intese come il luogo in cui si possano esattamente processare tutte le informazioni provenienti dai diversi ambiti rilevanti, capaci di analizzare.

Una quantità di scritti infiniti ha dato adito a discussioni negli ultimi anni questi dubbi e ha prevalentemente riconosciuto l’eccezionale tasso d’innovazione cui la guerra sarebbe andata incontro. Ma è pressochè impossibile dare un’impostazione metodologicamente esatta a questa tematica se non si prendono le mosse dal nesso fondamentale che esiste tra la guerra e la politica che la conforma, non solo nel classico e fondamentale senso che a ciò diede il generale e teorico militare Carl von Clausewitz (1780-1831) ai suoi tempi, ma anche inquadrando la guerra tra le varie manifestazioni cui la vita politica internazionale dà, di volta in volta, origine.


domenica 13 luglio 2014

Combattimento che è | La Lotta nell'era contemporanea

La lotta nel XIX secolo trova la sua rinascita a livello di celebrità, in questo periodo storico ebbe inizio la fase meglio conosciuta della “lotta olimpica moderna”, che trovò la sua istituzionalità in particolar modo in Francia ed in Italia. 

La Francia ebbe una parte di grande rilievo per quel che concerne il carattere sportivo della lotta, ordinando le attuali discipline della lotta libera e quella greco-romana. A causa dell'avvento di vari ginnasi e club atletici, la lotta greco-romana e libera vennero immediatamente regolamentate in competizioni formali. Sul finire del 1880 e l'inizio del 900, vari lottatori di greco-romana ebbero un ruolo di protagonisti di sfide interstile dove veniva dato grande rilievo della enorme efficacia della lotta, come nel caso di William Muldoon che nel 1887 sconfisse il campione mondiale di pugilato John L. Sullivan in meno di due minuti.
Incontro di lotta
alle Olimpiadi del 1904

L'incontro successivo si svolse intorno la fine del secolo quando il prossimo campione dei pesi massimi di pugilato Bob Fitzsimmons sfidò il campione europeo di lotta greco-romana Ernest Roeber. Roeber subì una frattura allo zigomo, ma fu in grado di mandare Fitzsimmons al tappeto e terminare l'avversario con una leva al braccio. I primi anni del 900, videro l'italiano Giovanni Raicevich, campione di lotta greco-romana, sconfiggere Akitaro Ono, un maestro giapponese esperto di judo, ju-jitsu e sumo. Nell'Europa continentale, intanto venivano elargiti premi in denaro e cospicue somme ai vincitori dei tornei di greco-romana, mentre la lotta libera si diffuse con estrema velocità in America dopo la guerra di secessione, andando successivamente a differenziarsi in varie sotto-categorie denominate scholastic wrestling e collegiate wrestling (praticate nei licei e nelle università statunitensi). In Inghilterra acquistò sempre più fama il catch wrestling.

La lotta professionistica aumentò velocemente la popolarità di vari lottatori nel mondo come Georg Hackenschmidt, Kara Ahmed, Paul Pons, Stanislaus Zbyszko, William Muldoon e Frank Gotch.

sabato 12 luglio 2014

Combattimento che fu | La Lotta

Dettagli di lotta tomba 15 a Beni Hasan
La disciplina di combattimento più antica che esista al mondo è senz'altro la Lotta. L'arte di "fare alle braccia" ha attraversato diverse forme in ere e regioni differenti durante il corso dei secoli. 

Sono davvero tanti gli obbiettivi che hanno agevolato il progressivo sviluppo del combattimento, a partire da quello educativo-formativo fino ad arrivare a quello militare, difensivo e finanche sportivo. Tante mitologie antiche, oltretutto fanno riferimento largamente ad ambientazioni di combattimento (Lotta), basti ricordare nella sua epopea Gilgamesh che sconfigge il rivale Enkidu in un incontro di lotta. Pure Zeus sconfigge il padre Crono lottando, insomma appare più che evidente che la lotta nella mitologia ne risulta abbondantemente documentata.

Nell'era del paleolitico sono svariati i graffiti che rappresentano azioni e tecniche primitive di lotta eseguite dai primi lottatori. Dai reperti archeologici pervenuti ai nostri giorni, viene messo in evidenza come questa disciplina, attraverso un immaginario ponte epocale ci guida in un viaggio fra tutte le società di ogni era e di ogni parte della Terra: dalla società sumera a quella egizia, greca, romana, celtica, germanica, araba, indiana, cinese, giapponese, polinesiana, amerinda, africana. Omero stesso ne fa cenno nella sua opera  "La guerra di Troia" su come la lotta risalga al periodo del II millennio a.C. . Nel 394, quando l'imperatore Teodosio I pose fine ai Giochi Olimpici, contribuendo a fare diminuire la celebrità ed il culto della lotta sportiva in occidente, ma nonostante ciò la disciplina della lotta proseguì la sua evoluzione, fino al Medioevo, periodo dove veniva allenata molto spesso con poche regole e quasi sempre come forma di addestramento per scopi militari, generalmente da nobili, sovrani e cavalieri.


mercoledì 30 aprile 2014

Cinema che sarà | Il cinema proiettato al futuro o il futuro del cinema?

Cinema che sarà! O sarebbe meglio chiedersi: il cinema proiettato al futuro o il futuro del cinema?
Cinema che sarà

Tutto il panorama riguardante le arti visive nell'ultimo decennio sta migrando verso un'andamento sempre più volto all' interattività delle opere. Appare evidente immaginare che anche per quanto riguarda l'industria cinematografica ci sarà un periodo in cui tale situazione sarà un dato di fatto. Già adesso film come Star Wars - Episode I hanno ritorni economici molto più proficui derivanti dalla loro "trasformazione" in videogioco che rispetto al botteghino o alle vendite dei prodotti home video.

Tutto questo non è causato solamente ad azioni di marketing volte più al gioco che al film, nonostante sia anche questa una realtà, ma vuol dire in particolare un mutamento dei gusti del pubblico, più incline a vestire i panni dell'eroe rispetto a quelli dello "spettatore passivo".

Questo accade soltanto nel grande cinema hollywoodiano.
Oggi assolutamente sì. Ma non è esclusa l'ipotesi che, in futuro, anche per i film d'essai e d'autore possano nascere attività parallele atte a coinvolgere maggiormente e per di più "in prima persona" gli spettatori. Non è un caso, inoltre, che si aspetta con grande ansia l'uscita del dvd di un titolo proprio per le parti extra, dove lo spettatore è invitato dietro le quinte, per essere partecipe, anche se a posteriori, alla creazione del film.

E che dire del download dalla Rete?
Inevitabile conseguenza di questo desiderio di interagire è senz'altro il fenomeno del peer to peer, della messa in rete di film per un appropriarsi in maniera gratuita ed illegale. Ma il dato che si evidenzia maggiormente per lo spettatore non è tanto il fatto che tali film si possano vedere senza pagare, quanto invece la volontà di dare vita ad una propria library dei titoli più stravaganti, e dunque ancora una volta diventare protagonista di una nuova creazione.

Saranno abbattute le finestre temporali tra le sale cinematografiche e gli altri media?
Effettivamente se da un lato lo spettatore gradirebbe avere tutto e immediatamente, dall'altro anche i produttori, facendo un meticoloso distingua riguardo l'offerta, potranno essere lo stesso garantiti con una distribuzione allo stesso tempo del film in svariati formati. Non sono certe le motivazioni del calo di spettatori al cinema, che oltretutto è un dato di fatto da ormai una decina d'anni: l'unica cosa che sembra certa è la differente motivazione che porta un fruitore a vedere un film su supporti diversi.

Pertanto, le diverse forme di visione potranno coesistere, differenziandosi sempre più l'una dall'altra, e cercando di creare sinergie per quanto riguarda la promozione. Sarà sufficente tenere sempre presente l'esigenza prima dello spettatore: essere protagonista, interagire, giocare con l'opera cinematografica.

domenica 27 aprile 2014

Terza parte | Cinema che è | Fiction | Crimine romanzesco | Colossal!

Cinema che è!
Il cinema sin dai primi anni mostra subito una particolare attrazione per il genere fiction e romanzesco.
Quo Vadis
Le prime filmografie, ancora dalla durata molto breve, narrano storie semplici e dalla trama alquanto scontata, fondate sulla eterna e di sicuro impatto, gelosia d'amore, oppure in alternativa sul genere criminale, con protagonisti alcuni personaggi storici. Facendo di questa linea di fantasia, la propria strada maestra, si giunge a girare in Italia nel 1912, con la regia di Guazzoni, il film Quo Vadis. Si tratta di uno dei primi film del genere colossal del cinema, dove però ancora non si fa uso degli imponenti impianti scenografici e la presenza di numerose comparse che caratterizzeranno i successivi film del genere "colossal". Nel 1914 fa la sua apparizione Cabiria. Giovanni Pastrone si occuperà della regia del film, che si avvale delle didascalie di Gabriele D’Annunzio.

Il film tratta la storia di una ragazza, rapita dai Cartaginesi e liberata da un giovane romano, dopo varie e avventurose difficoltà, in cui fanno la loro comparsa il terribile dio Moloc e il gigante buono Maciste. L'opera costò oltre un milione di lire in un periodo in cui i film costavano 50 mila lire: Cabiria rappresentò l’impresa più ambiziosa del cinema italiano di quel momento. A parte la retorica della romanità, resterà  interessante nel film l'uso della nuova macchina da presa: Pastrone si serve in maniera del tutto rivoluzionaria il carrello e la panoramica.

David W. Griffith
Il successo ottenuto dal film e gli incassi, spingono il regista americano David W. Griffith (1875-1948) a realizzare "in grande" The Birth of a Nation (1915) e l’anno dopo Intolerance. Il primo film è un affresco della guerra civile americana. Interessanti le novità tecniche introdotte dal regista come, ad esempio, il piano americano, il primo piano, il montaggio parallelo detto anche alla Griffith. Intolerance, del 1916, è l’altro colossal diretto da Griffith. Il film narra quattro storie sul tema della intolleranza, che però difficilmente riescono a integrarsi.

Nonostante il dispiego di mezzi e la grande abilità tecnica di Griffith, (primissimi piani, gru, crescendo narrativo, enormi spazi, costruzioni scenografiche monumentali), l’opera non riesce a riscattarsi da uno schematismo troppo elementare. Il genere colossal continuerà anche dopo la grande guerra, soprattutto nel cinema americano, rappresentando uno dei generi più amati dal pubblico di tutto il mondo.

sabato 26 aprile 2014

Parte seconda | Cinema che è | L'avvento di Auguste e Louis Lumière.

Cinema che è.
Siamo nell'era in cui Auguste e Louis Lumière danno la svolta all'evoluzione della tecnologia cinematografica. Nella locandina di allora si legge: "Tale strumento, inventato dai sig.ri Auguste e Louis Lumière, permette di registrare, attraverso degli scatti istantanei, tutti i movimenti che, in un dato tempo, si sono prodotti davanti l'obiettivo, e di riprodurli poi proiettandone le immagini, su uno schermo a grandezza naturale per un'intera platea".
Il cinema di Lumière
Da tutto ciò si deduce che i Lumière non avevano alcuna intenzione di esibire al pubblico i loro film quanto, piuttosto, la loro invenzione. Ben nove dei dieci film presentati al Grand Café mostravano scene di vita reale, basta il titolo a farne un sunto riguardo il contenuto: Uscita degli operai dalle officine Lumière, Arrivo dei fotografi al congresso di Lione, La colazione del bimbo... ed uno soltanto, L'innaffiatore innaffiato, era un film di finzione.

In media la duranta di questi film non superava il minuto, infatti erano composti di una sola inquadratura statica che finiva con il corrispondere all'intera scena/sequenza. La composizione dell'immagine rispettava i canoni estetici della fotografia e ciò fa capire come i fratelli Lumière avessero il concetto del cinematografo come un'evoluzione della macchina fotografica. Fotografie animate, è questo che sono i loro filmati gli stessi di quelli realizzati da Edison, Skladanowsky e dagli altri pionieri del cinema.
"L'innaffiatore innaffiato"

Inizialmente, le proiezioni dei Lumière non riscossero molto successo, ma soltanto pochi mesi dopo la gente era in fila per pagare i 20 franchi necessari per avere via libera all'ingresso ed assistere allo spettacolo. Se in un primo momento ad attrarre il pubblico fu la novità tecnologica, il successo riscosso dal titolo "L'innaffiatore innaffiato" diventava presagio del destino che attendeva il Cinema. C'è da chiedersi se quegli spettatori fossero davvero coscienti del fatto che assistessero alla performance di due attori o se prendessero quelle immagini per “vere”, ma di certo, quando lo spruzzo d'acqua colpiva il volto dell'uomo nella sala esplodeva il riso. "L'innaffiatore innaffiato" provocava nel pubblico una reazione emotiva ben diversa da quella suscitata dagli altri film. Archetipo di tutti i film comici, la sua fama sarà tale che sei anni più tardi ne verrà riproposto il remake: The Biter Bit (1900).
The Biter Bit

Ma i Lumière rimanevano convinti che il Cinema sarebbe stata una moda passeggera per cui decisero di non vendere a nessuno la loro invenzione dedicandosi, invece, ad accrescere la loro offerta di film. Cominciarono ad inviare operatori in giro per il mondo, i quali, oltre che quello di raccogliere immagini, avevano il compito di organizzare proiezioni dimostrative, il loro arrivo coincise il più delle volte con la nascita della cinematografia nazionale. Grazie a questi viaggi il catalogo Lumière si andò arricchendo di vedute e panorami che ne divennero presto, insieme alle attualità, i pezzi più pregiati. In un'epoca in cui non vi era televisione o internet, il pubblico poteva ammirare immagini di città e luoghi lontanissimi, che mai aveva visto prima e che forse mai avrebbe avuto modo di raggiungere.

venerdì 25 aprile 2014

Dalla preistoria alla rivoluzione industriale | Cinema che è | Parte prima.

Cinema che è!  
Dalla preistoria alla rivoluzione industriale il Cinema ha aspettato paziente la sua evoluzione, fino ad arrivare agli effetti speciali che ci fanno vivere emozioni uniche ed irripetibili.

Il Cinema agli albori dell'era moderna
Dalle grotte di Grotte di Altamira, al platonico Mito della caverna, fino ad arrivare ai bassorilievi che abbracciano il fusto della Colonna Traiana, schierati in
sequenza come dei fotogrammi incisi su una pellicola immaginaria. Ma con ogni probabilità sarebbe sufficente rammentare che noi tutti, quando cala la sera, con il suo fascino imperscrutabile e il dio Morfeo ci culla facendoci chiudere dolcemente gli occhi per entrare nel mondo magico dei sogni, iniziamo a vedere immagini che vivono in una realtà alternativa, si muovono autonomamente e possiamo perfino ascoltarle e sentirne l'essenza come fossero reali.

I nostri progentori non sognavano certamente in maniera differente da noi. Ma tornando al nostro argomento, affinchè l'idea del Cinema potesse attraversare l'Iperuranio e svelarsi in questo nostro mondo, erano necessari determinati progessi scentifici e tecnologici. Non a caso il Cinema vide la luce durante la fase della rivoluzione industriale.
Prima di ogni cosa gli scienziati hanno dovuto capire che l'occhio umano riesce a percepire come movimento continuo una serie di immagini fisse, leggermente diverse tra loro, che gli vengono proiettate in rapida successione, ad una velocità di almeno 16 fotogrammi al secondo (fenomeno della persistenza della immagini sulla retina).
Fenoscopio

Strumenti ottici come il fenachitoscopio (1832) o lo zootropio (1833) potevano restituire l'illusione di un movimento continuo proprio basandosi su questo principio: le immagini venivano disegnate su dei rulli scorrevoli azionabili girando una manovella; attraverso un piccolo foro lo spettatore poteva vedere le immagini scorrere e ricevere l'impressione di un movimento continuo. Questi strumenti, utili alla ricerca scientifica, divennero popolari come giocattoli, oggetti capaci di suscitare curiosità e stupore, quegli stessi sentimenti che avrebbero attratto il pubblico nei primi spettacoli cinematografici. Per questa ragione, il cinema delle origini è noto anche come cinema delle attrazioni.

Oggi consideriamo il cinema come una forma d'arte, ma i primi che si interessarono alla possibilità di registrare e riprodurre il movimento non furono personalità del mondo artistico. Tra i precursori della nascita del cinema troviamo infatti esponenti del mondo scientifico come Eadweard Muybridge o Étienne Jules Marey.
Fig.1

Il primo riuscì a fotografare le varie fasi della corsa di un cavallo (Fig.1) servendosi di dodici macchine fotografiche posizionate lungo il percorso compiuto dall'animale. Muybridge continuò ad utilizzare e perfezionare la sua tecnica per lo studio del movimento umano ed animale. Nel 1878 creò lo zooprassinoscopio, un primo rudimentale proiettore, che funzionava tramite dei dischi rotanti sui quali erano impressi disegni ricavati dalle sue fotografie.

giovedì 24 aprile 2014

Cinema che fu | Il cinema nell'era preistorica

Cinema che fu!
Appare come un fatto strano quasi da fantasia estrema, impensabile per tutti coloro che ragionano in maniera cerebrale, ma nell'era presitorica  sembrerebbe che l'uomo, avesse già in se, se in maniera cosciente oppure no, non si sa, l'idea del Cinema!
Bisonte al galoppo
Proprio cosi, l'uomo presitorico aveva
incosciamente o istintivamente realizzato la prima forma cinematografica della storia umana.Dalle ricerche effettuate dall'archelogo dell'Università di Tolosa-Le Mirail Marc, Azèma e dell'artista Florent Rivère, si potrebbe dedurre che gli animali dipinti nelle celebri grotte paleolitiche di Chauvet e La Baume Latrone siano in realtà rappresentazioni di immagini in movimento.

Cinema preistorico
In certi casi "le immagini paiono apparire come dei fotogrammi in sequenza", hanno affermato gli studiosi sulla rivista Antiquity. Sia Azèma che Rivère si sono addentrati in tale studio di tecnica di animazione dell'Età preistorica, per ben 20 anni: "la maggior parte degli artisti dell'Età della pietra volevano dar vita alle loro immagini", afferma Azèma. Che dire della tremula luce delle torce che non avrebbe di certo fatto aumentare l'effetto movimento.
A Chauvet c'è una pittura lunga ben 10 metri che raffigura una scena di caccia, che ha inizio con la raffigurazione di alcuni leoni con le orecchie all'indietro e a testa bassa che sono lanciati all'inseguimento della preda.
Bisonti in movimento

In un altro segmento della pittura, vengono rappresentati 16 leoni, certuni disegnati più piccoli per apparire più lontani mentre corrono verso dei bisonti in fuga. "Chiunque fosse l'autore era certo che volesse fare in modo da conferire all'immagine l'effetto del movimento", afferma Azèma.
Cavalli in sequenza
Un bisonte a otto zampe, ad esempio, è il risultato della sovrapposizione di due immagini della creatura in posizioni differenti per farlo apparire in corsa. Intorno al 2007 Riverè aveva rinvenuto nei siti di Francia e Spagna i primi taumatropi. Li infatti erano stati riportati alla luce dei dischi di pietra e osso, solitamente con dei fori centrali, con incise ai lati opposti le immagini di animali seduti e in piedi. Facendoli ruotare con una corda di tendini al centro, li avrebbe messi per l'appunto in...movimento!

sabato 7 settembre 2013

Calcio che sarà

come Calcio che sarà!
A seguito dei nemmeno tanto celati mugugni ed i malumori manifestati dalla FIFA riguardo la poco entusiasmante “prima fase” del Mondiale di Calcio 2010, che come molti di noi ricorderanno fu caratterizzata dai eccessivi pareggi, con la conseguente noia generata dalla monotonia e dall’empasse che permeavano le nostre serate e pomeriggi dinanzi al grande schermo, da più parti si invocano cambiamenti è modifiche più o meno radicali alle regole del calcio che sarà.
Le modifiche che riguarderanno il calcio che sarà non dovranno necessariamente determinare l’eliminazione del pareggio ma potrebbero fare si di renderlo meno probabile, e molti di voi vi starete chiedendo come! Ecco le proposte messe a disposizione degli addetti ai lavori:

sabato 31 agosto 2013

Calcio che è parte terza

come Calcio che è, parte terza!
Bene, siamo cosi gunti ad un calcio moderno che va pian piano delineandosi in varie parti del mondo. Esattamente questa disciplina sportiva inizia a diffondersi nei principali continenti: Europa ed America Latina su tutti! Infatti in questi due continenti il calcio moderno trova linfa e modo di crescere per essere ciò che è oggi. Fra le protagoniste di  fine secolo dunque, troveremo: Italia, Argentina, Germania e Brasile che erano le formazioni più titolate a livello mondiale, dove il segno di una continuità che aveva resistito a tutte le mode era comunque sia forte e radicato.
Nazionale Francese di calcio 1998

In tal senso, va riconosciuto che l'autentica rivelazione calcistica nel passaggio di secolo alla Francia, vincitrice del titolo mondiale nel 1998 e di quello europeo nel 2000, una doppietta che precedentemente era riuscita, a parti inverse, soltanto alla Germania Ovest nel 1972 e nel 1974.

Calcio che è parte seconda

come Calcio che è, parte seconda!
Dicevamo, come il calcio moderno nacque, crebbe e si è evoluto sempre in Inghilterra, seguendo due tappe fondamentali che influenzarono notevolmente l'evoluzione del calcio che è, ottenute prima della fine del secolo. Nel 1885, dinanzi al propagarsi della pratica sportiva calcistica, che ormai annoverava un numero sempre più crescente di club e altrettanti giocatori, la FA decise di roconoscere la possibilità di remunerare un determinato al calciatore, per le sue prestazioni agonistiche.
Football Association 1863
Siamo certo lontani degli ingaggi a cui oggi siamo giunti, si trattava comunque sia di un modesto compenso, che serviva più che altro ad integrare lo stipendio conseguito dal lavoro secolare di ogni singolo giocatore.

Calcio che è parte prima.

come Calcio che è!
Dunque il calcio abbiamo appurato come abbia radici ed origini davvero antiche e lontane. Ma giusto per filtrare e dare un punto di nascita vera è propria possiamo in definitiva attribuire la paternità all'Inghilterra. Proprio cosi, dove era stato con ogni probabilità portato, come studi e ricerche dimostrano, dalle legioni di Giulio Cesare. Nell'opera teatrale il Re Lear, Shakespeare fa pronunciare a Kent, che mette giù Osvaldo con un abile sgambetto: "Beccati questa, cattivo giocatore di calcio!". 
Sgambetto
Bisogna però attendere 19° secolo per dare il benvenuto, contemporaneamente alla rivoluzione industriale e il progresso tecnico e scientifico, anche ad un interesse da prima sconosciuto verso l'attività sportiva in genere.

venerdì 30 agosto 2013

Calcio che fu

come Calcio che fu! Nonostante non siamo ancora in grado di stabilire l'esatta origine del Calcio o gioco della palla, dopo secoli di ricerche al riguardo e con ogni probabilità e buona pace di tanti non lo sapremo mai, possiamo comunque ipotizzare con un certo grado di rischio delle teorie in base ai risultati scaturiti dalle numerose ricerche di cui disponiamo.
Sembra che il Calcio abbia avuto origini molto antiche, addirittura risalenti a parecchie centinaia di anni prima dell'avvento di Cristo. Chiaramente era molto ontano dall’essere considerato uno sport regolamentato da articoli e leggi basilari ma era comunque un ottimo diversivo in quei tempi in cui gli svaghi non erano poi così bizzarri e fantasiosi.
Il calcio in Cina nel 200 a.c.

Durante il periodo che correva nel 200 Avanti Cristo, infatti, già si pratica un calcio primitivo in Cina dove le gente è solita divertirsi giocando a tsu-chu, ovvero “colpendo col piede (tsu) una palla di pelle imbottita in svariati modi (chu).

domenica 23 giugno 2013

Camicia che sarà

come Camicia che sarà! Rieccoci ad esplorare il tempo che fu che è e che sarà riguardo questo indumento che ormai può considerarsi uno status simbol di ogni uomo o donna che si rispetti. La Camicia che sarà, pare sia qualcosa che andrà ad eliminare alcune delle oparazioni più comuni che si è costretti a fare per mantenere dopo un'uso normale condizioni igeniche e di conservazione.

Quante volte uomini single o donne che siano hanno sognato di non avere più Camicie da lavare per poi accuratamente stirare? Bene pare che il futuro come sempre ci venga incontro cercando in ogni modo di migliorarci ( sarà poi cosi ) la vita.
Camicia che sarà

Come dicevo, pare che il sogno ( si rammentate la canzoncina: " i sogni son desideri di felicità...") possa adesso diventare realtà, in quanto sarà presto messa in vendita una nuova Camicia capace di durare per giorni senza dovere essere lavata e nemmeno essere stirata.

giovedì 6 giugno 2013

Camicia che è

come Camicia che è!

Dal fine guerra ad oggi la Camicia non è stato oggetto di ecclatanti modifiche, tranne che per l'apparizione del taschino in vece dell'ormai accantonato "panciotto". Le Camicie classiche, comunque sia non ne sono dotate, infatti gli amanti della cultura riguardo all'abbigliamento classico non si riescono a dare una giustificazione della ingobrante presenza di tale taschino: cosa mai dovrebbe contenere?
Di certo risulterà comodo che so io, per occhiali, sigarette, addirittura per il cellulare, anche se ultimamente le dimensioni da "taschino" sono state necessariamente accantonate a favore di quelle che permettono una maggiore visibilità e per alloggiare vari componenti di cui ogni cellulare che si rispetti non può essere sfornito.

Ma tornando alla nostra Camicia, il taschino appare, infatti, del tutto inadatto per tutte queste cose: gli occhiali possono cadere, il cellulare oltre i motivi già citati non deve essere portato vicino al cuore per ragioni che non stò a dirvi ma che certamente saprete ormai tutti quanti e la scatola delle sigarette deturpa in maniera evidente la vestibilità della Camicia. Per chiunque dovesse avere di queste necessità sarebbe consigliabile optare per una Camicia button down, mentre per chi ama la Camicia dal collo classico è invece consigliabile tenersi stretta la propria giacca!

Esistono vari tipi di tessuto per Camicie, a seguire ne elencheremo solo i più nobili e particolari:
  • Il lino che si ottiene da una piccola pianta, con pochi rami e dai fiori piccoli di colore variegato, un misto tra bianco e l'azzurro forte, oltre a semi ovali di colore arancione da cui si ottiene l'olio.
  • Il cotone, il cuil frutto è in sostanza una capsula ovoidale che si apre in 3-5 valve, contenente numerosi semi coperti di peli unicellulari, composti da cellulosa di colore bianco oppure giallo che costituisce la lanuggine da cui si ottiene la fibra vegetale che viene utilizzata per la tessitura senza necessità di lavorazione.
  • Popeline, un tessuto che si ottiene intrecciando fili di ordito più sottili e fili di trama più grossi. Tali fili di trama sono quelli che danno carattere al tessuto. 
  • Oxford ovvero il termine con cui ci si riferisce un certo tipo di armatura piuttosto rustica che produce un tessuto morbido ed altrettanto resistente, usato per produrre appunto alcuni modelli di Camicie. E' realizzato dall'intreccio di fili colorati e fili bianchi. I tessuti Oxford consentono varie combinazioni, ma sono sempre meno eleganti e formali del batista o del popeline.
  • Royal Oxford altrimenti detto Oxford rasato è una versione più fine del normale Oxford. L'armatura consiste sempre di fili colorati e incolori, ma più sottili. Una camicia di Oxford rasato risulta perciò più morbida e setosa di una in Oxford "nomale".
  • Sea Island è la qualità più costosa, viene tessuto con un numero di fili superiore al popeline, il che gli conferisce una consistenza serica. Mentre nel popeline troviamo circa cento fili per pollice quadrato (1 pollice = 2,54 cm) il Sea Island ne contine circa centoquaranta. I contorni di righe e quadri risultano più marcati e i colori sono intensi e vivaci. Il Sea Island si addice particolarmente a disegni ad effetto.
  • Twill ritorto ha una caratteristica armatura diagonale simile a quella del cotone da pantalone. Il suo riflesso opalescente ritorto conferisce un tono interessante alle camicie in tinta unita.
  • Pinpoint è un misto di popeline ed Oxford: il cotone a filo lungo viene ritorto e, come nell'Oxford, solo il filo di ordito è colorato.
  • Twill a spina di pesce è stretto parente del Twill ritorto. In entrambi i tessuti i fili vengono intrecciati con una struttura diagonale. Per ottenere il tipico effetto a spina di pesce la direzione di filatura viene invertita all'incirca ogni mezzo centimetro creando così un disegno a zig-zag.
Come fare per riconoscere una buona Camicia? Ci sarebbe da scrivere per ore, per cui vi proporrò le  principali caratteristiche di un prodotto di buon livello da acquistare in un negozio:
  • Colletto e bacchette
Il collo classico, privo di bottoni, ha il bisogno di essere rinforzato, questo alfine che la cravatta allacciata non facia che le punte del collo tendano a curvarsi. Solitamente le bacchette di rinforzo introdotte nel collo sono di plastica, oppure di ottone. La bacchetta estraibile rappresenta un plus in una Camicia classica, anche se il rischio che si sfili è chiaramente molto probabile, e per questo motivo alcuni produttori, come Camicissima, preferiscono le bacchette non estraibili, più comode e decisamente meno impegnative.
  • Il carré posteriore
Ovvero la porzione di Camicia fra il collo e la base delle spalle. Se questa porzione è divisa dal resto del tessuto avremo senza ombra di dubbio un prodotto ben curato e di ottima fattura. Tale accorgimento è stato introdotto dai sarti tradizionali che riuscivano, in tal modo a regolare in maniera ottimale l'aspetto della Camicia in base all'altezza ed alla forma delle spalle della persona che l'indossa. Le Camicie prodotte in serie, invece, trattasi di un particolare di pregio alquanto costoso e impegnativo per la produzione, ma che dona di certo, cura al prodotto finito.
  • Le giunture
Una Camicia lavorata con qualità si fa apprezzare anche con piccoli particolari, come la  coincidenza perfetta del motivo all'altezza dell'attaccatura tra manica e spalla. Il metodo di lavorazione è parecchio complicato, infatti per questo motivo solo i prodotti di alta qualità presentano questa caratteristica.
  • Il polsino
Nelle Camicie di qualità l'attaccatura fra polso e manica presenta un importante numero di pieghe; sopra l'attaccatura ci dovrebbe essere presente un bottone consentirà di contenere l'apertura lungo l'avambraccio contemporaneamente ad una maggiore facilità nell'arrotolare le maniche al bisogno. Nella Camicie di alta qualità l'asola è orizzontale e cucita a mano, come tutte le altre del resto.

martedì 28 maggio 2013

Camicia che fu

come Camicia che fu!
La camicia è un capo d'abbigliamento di stoffa che serve a coprire il busto, e solitamente è composta da: un colletto, due maniche, un taschino o due taschini con o senza bottone, ed è abbottonata sul davanti.

La camicia, anche se non nel senso in cui  ora la intendiamo noi, risale a tempi molto antichi. Si tratta di un vestimento leggero, e poteva essere di lino o di bisso, veniva indossata obbligatoriamente sotto la tunica! Era conosciuta fino dai tempi della tarda romanità e aveva come caratteristica principale il fatto di essere molto lunga e soprattutto nascosta.
[...]

venerdì 19 aprile 2013

Commercio che sarà

come Commercio che sarà!

D recente a preso vita un intrigante dibattito riguardo a cosa e come potrà essere interpretato nel futuro prossimo il Commercio.
L'inarrestabile ondata cavalcante di tutto ciò che è social, che porta a sconvolgere tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana, a cui fa riferimento la progressiva crisi economica che stiamo vivendo, sta facendo nascere una nuova era economica, un nuovo modo di Commerciare: dopo l’individualistico iperconsumismo degli anni '80-'90 della generazione dei baby-boomers, stiamo traghettando verso l'economia partecipativa dei millennium. [...]

lunedì 8 aprile 2013

Commercio che è

Commercio che è! Il Commercio oggi, è senz'altro qualcosa che non ha più nulla a che vedere con quello che fu, tutt'altro...

Provate a riflettere su cosa potranno mai avere in comune un palloncino, le disuguaglianze sociali e la globalizzazione? Nulla, direte voi. Ne siete certi? Alcuni studiosi americani hanno di recente preso ad analizzare e misurare, il livello di integrazione e interdipendenza dell'economia globale, facendo uso di variabili proprio come si usa fare in fisica e matematica.
Stò parlando dell'entropia delle informazioni.
 Se l'entropia è l'unità di misura capace di misurare il disordine che affligge dall'interno un dato sistema, saremo in grado forse di comprendere l'obiettivo di questi studiosi, ovvero dimostrare che il Commercio di oggi con la globalizzazione ha soltanto prodotto un enorme disordine mondiale? Personalmente ci andrei cauto con tale affermazione.
[...]
Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution 3.0 Unported License.