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sabato 5 luglio 2014

"...nemmeno IO ti condanno, va e non peccare più!"

"...nemmeno IO ti condanno, va e non peccare più!" Nemmeno IO, sentenziò il Maestro, elargendo il proprio sincero ed effettivo perdono, verso quella donna che prostrata ai suoi piedi, dapprima trascinata vergognosamente, poi umiliata ed adesso in segno di orazione dinanzi a Gesù.

Dopo avere elencato i suoi misfatti, i suoi peccati, la sua vita irregolare, dissacrante dinanzi a qualunque legge divina ed umana, Gesù lavò con "acqua" pura e cristallina che sgorga soltanto da un'unica fonte, dove chiunque può accostarsi a patto che rispetti una sola ma fondamentale condizione: pentimento!
La donna, Maria Maddalena, dissoluta, di facili costumi, alla ricerca probabile di un'affetto, un'amore, il vero amore, visse una vita che passò da un marito all'altro, dalle braccia di un uomo a quelle di un'altro, nella continua speranza che fossero quelle giuste, quelle che facessero per lei, adesso si ritrova faccia a faccia con il suo destino, con la sua esistenza, non può più mentire a se stessa ed agli altri.
"...nemmeno IO ti condanno, va e non peccare più!"

Messa a forza davanti allo Specchio supremo, vede trascorrere la sua vita, fatti e misfatti di cui andare davvero tutt'altro che fieri: ma adesso è giunta ad un bivio, accettare il perdono divino, unico e vero, oppure voltarsi al pari dei suoi accusatori e tornare alla sua sporcizia di sempre. Sappiamo bene come andò, fu donna pia, segui Gesù fino alla morte, ed alla morte ignominiosa della croce, non si separò un solo momento dal suo Maestro, dal suo uomo, dal suo Signore, dal suo vero...AMORE!
Ma da quella sua scelta di vita nuova, da quel giorno in cui apri il cuore alla vera vita, da quel momento in cui fece entrare il Maestro, quel Gesù che molti amavano ed altrettanti odiavano, nel suo animo tutto cambiò in un istante la tempesta del suo cuore si chetò e si fece gran bonaccia, gli angeli in cielo fecero gran festa, perchè quando anche una sola anima si ravvede dal suo cammino errante e torna alla sua nativa origine divina, in cielo si fa grande festa, pensate che gli "Altri" ebbero lo stesso piacere? Credete forse che tutto intorno ebbero piacere di questo ravvedimento?

Quante volte ci capita di parlare e sparlare di questo e di quella, allietando le nostre serate o capatine al bar condendo il nostro disquisire con "piacevoli" dissensi a causa di male nuove avvenute a tizio o caio per via di una sua condotta disordinata e dissoluta. Provano quasi un piacere, velato nemmeno tanto, da un apparente ed ipocrita dispiacere: "che fine che ha fatto il tizio o la tizia!" Cattive compagnie, sregolatezza e dissolutezza, causano guai, ed un destino che può solo condurre alla perdizione, ma per fortuna c'è un ma. Un "ma" che vaga nel limbo e nel precario equilibrio di un giudizio che si scontra con la sentenza divina del Maestro, con il suo imperituro "nemmeno IO ti condanno, va e non peccare più" ed il nostro intollerante senso pudico e morale che mai vuole privarsi di quella sporcizia che condisce il nostro dire degli altri. Il nostro continuo guardare la pagliuzza nell'occhio del nostro fratello o della nostra sorella, per cui un tossico dipendente sempre tale rimane, un'alcolista sempre tale resta, un criminale sempre criminale sarà, perchè in fondo è quello il fato che gli è stato assegnato.

Ma chi gli ha assegnato quel fato? Chi gli ha cucito quella "lettera scarlatta" con ago pungente e filo malevolo? Dio oppure noi? Perchè mai non si riesce a vedere con occhio diverso chi prima strisciava a terra nel sudiciume per via del suo peccato, poi umiliandosi ed infine pentendosi? Perchè? Perchè mai al perdono di Colui che tutto può non deve corrispondere il nostro? Infastiditi da un'uomo o una donna diversi, puliti non più sporchi...eppure ci si mostrava indignati prima quando giacevano nella sporcizia del peccato, ci si indispettisce adesso che si mostrano puliti, pentiti, ravveduti, con un parlare diverso, con uno sguardo differente ed appena ci tendono la mano ci ritraiamo come fossero lebbrosi da evitare perchè tanto si sa da uno(a) come quello(a) che mai da aspettarci ci sarà? Quella fonte d'acqua viva dove scorrono fiumi di pura e cristallina attitudine ad amare, chi mai accostarsi potrà? Solo chi ama, chi è in cerca dell'amore, quello vero che mai fine avrà.


sabato 14 giugno 2014

"Chi non ha mai peccato, scagli la prima pietra"

Celeberrima la frase che inchiodò i detrattori della donna conosciuta come Maria Maddalena, divenuta icona di redenzione e di ravvedimento per tutta l'umanità.

"Chi di voi non ha mai peccato, scagli pure la prima pietra"! Fu questa frase che pronunciata da Gesù Cristo, mise in fila dal più grande al più piccolo i farisei che condussero la meretrice Maria Maddalena al cospetto di Cristo Gesù, al fine di trarlo in fallo. Si, perchè di una prostituta si trattava, di una donna da poco, che a seguito le sue gesta poco nobili e tanto discutibili, si era tirata addosso il disprezzo di ogni persona, sacerdote, giudice e quant'altro.

Condannarla sarebbe stato giusta cosa davanti agli uomini e davanti a Dio, perchè di peccato si trattava.
Perdonarla, sarebbe stato un atto di eccessiva ingiustizia verso coloro che si prodigavano di vivere una vita moralmente pura e corretta, rispettando i dettami della legge giudaica, e correre il rischio di indurre a chi nel profondo dell'anima non aspettava altro che un cenno per abbandonarsi alla cupidigia più estrema: "tanto il Maestro ha perdonato la prostituta, perchè mai non dovrebbe perdonare me"? Quante e quanti di noi viviamo in realtà pseudo tale da farci assumere il ruolo di Farisei, Sadducei e Scribi, sempre pronti a mostrare l'altra faccia della propria persona, ostentare sempre e comunque ciò che più è gradito, ciò che più è ammirevole mostrare: la purezza d'animo!
"Chi non ha mai peccato, scagli la prima pietra"

Già, proprio cosi, essere puri d'animo, puliti come colombe, ligi alle leggi dell'uomo e di Dio, rispettare i dettami di un codice scritto e non, che ci trasforma in automi privi di...animo. Privi di animo, privi di vita, vuoti come bottiglie di vetro che vagano galleggiando in un mare in tempesta o in un quiete apparente, fate voi, speranzosi di giungere ad un traguardo che, come macchine, ci è stato inculcato, come un lavaggio di cervello d'altri tempi, per darci un credo che ci potesse fare da regola e da linea maestra, ma che in fondo nessuno di noi con ogni sincera probabilità sa dove porta e dove conduce.
Legami sbagliati portati avanti per l'onore del dio moralità, compromessi biechi tenuti ad oltranza per amore di una pace che pace non è, rapporti tenuti in piedi, nonostante zoppi e incancreniti per il piacere sommo di un dio che se cosi fosse, tutto è tranne che pace ed amore! Si, perchè "ciò che Dio ha unito l'uomo non lo separi"! Ma chi siamo noi per giudicare e stabilire ciò che Dio ha unito e chi no? L'unione di due esseri umani può essere ritenuta giusta, duratura e sopratutto vera da una semplice cerimonia celebrata con tanto di contorni economici e interessi più o meno vantaggiosi? Può Dio unire due persone in maniera indissolubile nonostante non siano compatibili e risultando deleteri l'uno verso l'altra?

Perchè a tutto c'è rimedio, solo alla morte bisogna rassegnarsi, e meno male oserei dire: ma nonostante tutto ancora ci si scandalizza per una separazione che ai nostri occhi appare più o meno giusta oppure no. "Stavano cosi bene insieme", si proprio bene, ma stavano cosi bene per te che li vedevi per il tuo gusto e piacere oppure stavano cosi bene perchè realmente lo erano? Egoisti che non siamo altro, ostinati a stabilire ciò che è peccato e ciò che non lo è, orgogliosi e prepotenti a farci giudici supremi di chiunque scappa da questa prigione senza pareti, messa in piedi dalla moralità più bieca del vero padrone di questo secolo presente.

Sempre pronti a urlare: colpevole! Peccatore! Traditore! Ma chi sono i veri colpevoli, i veri peccatori, i veri traditori di una legge divina, stravolta nel corso dei secoli dalla mente umana, che era nata dalla più semplice natura divina di un Dio che altro non è che Amore! Quanti amori mancati, quanti abortiti, violentati al cospetto di un dio che Dio non è: l'uomo.





mercoledì 23 aprile 2014

Tra mito e leggenda | L'arsura del Carso

Arsura del Carso
Si narra che un giorno nostro Signore Gesù, camminava faticosamente con Pietro al suo fianco per attraversare i villaggi sparsi lungo il Carso.

Gesù e Pietro usavano semplicemente un asino e una bisaccia con delle provviste per il loro viaggiare, cibandosi di
pane, formaggio, pesce secco del mare Adriatico e dell'acqua per dissetarsi. Ormai erano ore che camminavano tra balze e dirupi, in cerca di qualche creatura alla quale portare consolazione e conforto.
Quando fu giunto il tempo di rifocillarsi, fecero sosta e Pietro appoggiò il suo mantello su di una roccia per fornire al suo Signore Gesù un appoggio più decente: prese dunque la bisaccia dall'asino e si accorse che il formaggio non c'era più!

Signore! Esclamò Pietro allarmato in preda allo sconforto.
Signore ci hanno rubato il formaggio!

Gesù si voltò e si accorse che qualcuno li aveva in effettivamente derubati. Un'espressione di sdegno si posò sul suo volto e Gesù disse a Pietro:
Pietro, da adesso in poi chiunque verrà ad abitare nel Carso avrà penuria d'acqua, perchè in questo modo mai più dovrà finire la sete di colui che ci rubò il nostro misero ed umile pranzo.
Allora, tutto improvvisamente le acque si ritirarono e apparve un paesaggio di rocce, sassi, spine. Senz'acqua alberi, nè abitazioni.
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