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martedì 7 dicembre 2021

...E mi parlò di Sai Baba

Nel 1975 ero una giovane signora di 25 anni separata, sposata tre anni prima ad un marito sbagliato, senza figli e con poca voglia di vivere.



Per la prima volta in vita mia ricevetti un invito da colleghi di lavoro per partecipare ad un incontro culturale. Mi incuriosiva molto quell'evento in cui due culture, Italia India, si sarebbero confrontate in un escursus sulla spiritualitualità e il pragmatismo. Avevo appena finito di leggere il libro Autobiografia di uno Yogi di Yogananda e oltre al fascino mistico del personaggio, mi incuriosiva tantissimo la spiritualità orientale che avrei voluto approfondire.

Non ricordo molto di quella serata, non mi fu soddisfatta nessuna curiosità e mi chiesi spesso come personaggi in cerca di protagonismo cercavano di portare a conoscenza la spiritualità orientale che ha alla base l'annientamento della forma umana.

Non la ritenni una serata deludente perché conobbi una signora meravigliosa. Una bella signora sui 50 anni, capelli mossi dorati lunghi alle spalle, una bella bocca carnosa appena velata di rosa, due occhi azzurri come il cielo limpido, ma quello che mi colpì di più fu il suo sorriso rassicurante. Mi fu presentata alla fine della serata quando il tempo rimasto non ci permetteva di approfondire la conoscenza. Ecco a lei avrei voluto fare mille domande sulla cultura spirituale dell'India visto che ci aveva passato gli ultimi 6 mesi. Ma alla mia richiesta di darmi il suo contatto telefonico perché avrei voluto sapere di più del suo soggiorno in India, mi rispose:"Non ho più tempo, fra tre giorni mi ricovero perchè devo morire, il mio tempo qui sta finendo". Rimasi impietrita non solo per la notizia oscura ma ancor più stupita dalla calma e tranquillità con cui me lo disse. Non riuscii a tacere, dovevo chiederle chi le dava tutta questa forza. Lei mi rispose:" Sai Baba, mi ha promesso che non soffrirò e che morirò serenamente".

Mi diede la mano per salutarmi ma io d'impulso la tenni stretta stretta e non la mollai. "Ti prego dammi un'ora di tempo con te, non andartene ora che ti ho trovato ti prego" le dissi con la voce rotta dall'emozione mentre una lacrima mi scendeva sulla guancia. Lei mi guardò dritta negli occhi creando in me un forte imbarazzo per cosa le avevo detto e per come glielo avevo detto. Ma da dove mi era uscita quella supplica così confidenziale? Ma lei, non mollando la mia presa, mi portò in un angolo della sala dell'hotel, mi fece sedere e mi parlò di Sai Baba.

Era stata in India per cercare Sai Baba e chiedere a lui la guarigione dal suo male oscuro che l'aveva colpita ancora troppo giovane per morire. Sei mesi impiegò per trovarlo, rincorrendolo per tutta l'India. Finalmente riusci a infilarsi in mezzo ad una folla accalcata su una gradinata di un tempio. Era sicura che non sarebbe mai riuscita ad avvicinarlo, troppa gente in adorazione pe lui. Lo vedeva da lontano e mi diceva che il suo profumo si sentiva a distanza e se ne inebriava fino allo stordimento. Sai Baba guardò nella sua direzione indicò con il dito ad un suo collaboratore che prontamente si fece strada fra la folla verso di lei giù per la gradinata. Lei si guardò attorno pensando che alle sue spalle ci fosse un conoscente od amico del Baba. Invece il collaboratore del Baba arrivò dritta a lei e la invitò a seguirlo.

Non voglio scendere in paricolari della vita di lei quindi dirò solo che Sai Baba l'aveva riconosciuta e sapeva cosa avrebbe voluto da lui e le disse:"Non posso guarirti, questo è il tuo Karma, ma ho visto che la tua sofferenza non ti ha indurita, non ti ha reso egoista, ma ti ha reso sensibile a tale sentimento da riconoscere la sofferenza negli altri, capirli anche se loro non vedono la tua sofferenza, e sopratutto aiutarli. Quindi non ti serve più soffrire e posso aiutarti a finire il tuo viaggio senza sofferenza. Torna a casa tranquilla e organizza il tuo "viaggio" con serenità.

Quell'ora fu determinante per il mio percorso. Ci salutammo con un abbraccio che non ho mai dimenticato. Mi suggerì all'orecchio di fare yoga nidra:"Hai la porta aperta devi solo varcarla". Capii in seguito cosa intendeva e non la ringrazierò mai abbastanza per quell'ora che mi accese una gran voglia di vivere e capire. Seppi poi, dal nostro amico comune, che se n'era andata 20 giorni dopo, serenamente senza dolore e con tutti i suoi affetti attorno al letto in una stanza dell'ospedale di Ferrara.

sabato 13 novembre 2021

La vecchiaia



Mi sono chiesta varie volte cosa sia la vecchiaia. Non mi sono mai accontentata delle risposte banali che si trovano sui social o che girano di bocca in bocca a coetanee senza per nulla passare dal ragionamento:-La vecchiaia non esiste, ho gli anni che mi sento, vecchia è colei che ci si sente, qualunque età si abbia. E così via da aforisma in aforisma cambiando le parole ma non il senso del contenuto.

Io penso che la vecchiaia sia una conquista, una di quelle che si pagano. Mi sono osservata negli anni ed è innegabile che il corpo invecchi in un decadimento fisico. La materia si deteriora fino a distruggersi. Ma mentre la mia pelle avvizzisce, allo stesso ritmo la mia mente si schiarisce. Mentre il movimento delle mie articolazioni si fanno sempre più impacciate, al contrario il ragionamento si fa agile e la capacità di logica diventa sempre più disinvolta.

Certo che la capacità di esprimermi a parole, dovendo fare affidamento alla memoria del linguaggio, si è irrigidita nel tempo ma nella mia mente è ben chiaro ciò che non riesco, a volte ad esprimere a parole. Mi è tanto chiaro tutto che man mano che passa il tempo ritengo sempre meno importante tradurre in parole il mio pensiero. Non do più tanta importanza al giudizio degli altri e a volte più che dare una spiegazione preferisco rispondere con una banalità. I miei desideri spariscono come siano stati soddisfatti, non mi chiedo nemmeno se li ho appagati.

Quello che da giovane mi sembrava una montagna da scalare, in vecchiaia diventa un piccolo gradino. Tutto diviene più facile, anche trarre più vantaggio da meno scelte a disposizione, anzi le scelte stesse sono essenziali e funzionali. Non serve molto per vivere serenamente.
Certo non posso scegliere di avere vicino i miei affetti per sempre, ne perdo per strada e pezzi di cuore che se ne vanno lasciano un vuoto che colmo con la sofferenza. In vecchiaia si acquisisce la capacità di godere dell'essenziale e senza perdersi troppo nelle pratiche materiali si diventa più sensibili al “sottile” e il sesto senso si fa più acuto. Un vecchio che ti guarda negli occhi ha già capito chi sei nel profondo, ma non gli importa più di farti sapere che ha visto il tuo “io”. Questa conquista si paga con l'avvizzimento del corpo, fino al suo annientamento lasciando libero quel sesto senso di volare a casa.

martedì 9 giugno 2020

L'ipocrisia

L'ipocrisia è un atteggiamento, comportamento o vizio di una persona che volontariamente finge di possedere credenze, opinioni, virtù, ideali, sentimenti, emozioni che in pratica non possiede. Essa si manifesta quando la persona tenta di ingannare altre persone con tali affermazioni, ed è quindi una sorta di bugia
Wikipedia
l'ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù 
(La Rochefoucauld).



Penso a quanta ipocrisia stia dilagando nel mondo e specialmente sui social.

Ma se l'ipocrisia arriva da persone che non leggono un giornale, non guardano un tg (e se lo fanno non ci capiscono un tubo), non hanno mai letto un libro in vita loro, beh c'è da credere che sia una ipocrisia innocente, sai quella che esprime un membro di facebook convinto di aver capito e convinto di sapere più di altri.

Ma quando l'ipocrisia arriva da una persona informata, che ha letto più di un libro, che è abbonato al mensile “Le scienze” da ben 30 anni e che li ha letti tutti, che non si perde un tg, nemmeno i giornali online, e con una cultura che va dalla scienza alla storia alla musica alla politica....ecco da uno così non ti aspetti ipocrisia.

Ti aspetti coerenza con ciò che sostiene, e ti senti libero di dire le tue impressioni o convinzioni, anche se contrarie alle sue. Invece no, non puoi dire qualcosa che vada contro alla sua convinzione, trovi intolleranza proprio da chi sostiene a gran voce che la gente dei barconi vanno soccorsi con predisposizione all'accoglienza con gentilezza con umanità. Cerchi di spiegare che secondo te di “accogliente” questi centri hanno solo il nome e che umano per loro, significa rappresentante della specie, dal punto di vista biologico, ma umanità zero.

Ma a questo punto l'istinto di supremazia fa scattare un orgoglio che sfocia in una ipocrisia penosa. Colui che si ritiene accogliente, tollerante, gentile ed umanitario con gente che arriva da un altra civiltà, altra religione, altre costumi e convinzioni, sfoga tutta la sua tolleranza con chi non è d'accordo con lui invitandolo maleducatamente (cancellando il suo commento “dissidente”) a prendere la prima porta a sinistra: quella del cesso.

Complimentoni avrebbe detto una amica., sua conterranea.

Si, i miei complimenti a questa persona che la tolleranza ce l'ha solo per il suo Ego che coltiva con una cultura che gli da conoscenza ma non sapienza. Grazie Facebook d'aver messo il bottone “blocca” ...Bastasse un click sul bottone “blocca” nella vita!

sabato 24 agosto 2019

Ieri 23 agosto 2019

Ieri 23 agosto 2019 è stata per me una data importante. Un traguardo che aspettavo da tempo, è stato raggiunto. Dopo a tante parole, dopo a tante analisi dopo a tanti esempi, serviti solo a fare confusione, qualcosa è successo che ha portato un chiarore tale da capire in una sola ora tutte le parole le analisi e gli esempi fatti in questi anni.

Certo la ferita sanguina e fa male, ma non è più sangue scuro con striature gialle evidente infezione che porta alla cancrena. Sanguina di un bel sangue rosso ben ossigenato che presto riparerà la ferita lasciando una cicatrice che ricorderà l'esperienza fatta e tutto ciò che di bello si è imparato. La mia fatica è stata premiata e la certezza di essere sulla strada giusta mi rincuora e mi rende un po' orgogliosa del lavoro fatto.

Bene, devo ricordare questo giorno così importante. Grazie....

lunedì 27 maggio 2019

Da un melo non può nascere un pero.


Quando lamentai di ravvedere in lei i difetti di uno dei suoi genitori, mi disse che da un melo non può nascere un pero.

Riflettendo capii che non è vero. Puoi tagliare tutti i rami del melo, innestare due rametti di pero e prenderti cura di quella nuova pianta ogni santo giorno per fare in modo che metta le foglie e che allunghi il ramo e da quel ramo ne nascano altri fino all'anno che faranno i fiori e matureranno i frutti.

E sarà una bella conquista raccogliere i frutti maturi di quella Mia bella pianta cresciuta su di una pianta che non era Mia.


sabato 22 dicembre 2018

Letterina a babbo Natale

Caro babbo Natale, 

sono passati 60 anni dall'ultima letterina che ti scrissi. Avevo 8 anni e siccome non mi portasti mai una volta ciò che ti chiesi, smisi di scriverti. Capii più tardi che non era colpa tua, ma di un topo che aveva rosicchiato la tasca di papà con dentro i soldini per il mio "babbo Natale". Non ti ho mai chiesto nulla in questi anni, perché avevo desideri che potevo realizzare da sola senza il tuo aiuto.

Ma quest'anno il mio desiderio è grande e io non so come realizzarlo, quindi mi rivolgo a te.
Vorrei che per un solo giorno, il giorno di Natale, e per tutto il giorno, ritornassero le persone care.  
Vorrei che figli orfani avessero a tavola mamma e babbo. Vorrei che potessero riabbracciarsi ancora una volta.
Vorrei che ogni mamma, orfana di un figlio, rivedesse la sua creatura almeno il giorno di Natale.  
Vorrei una grande tavola per il giorno di Natale, con attorno tutta la mia famiglia, quella di mio marito, gli amici persi per la strada della vita e tutti i nostri amori pelosi sotto la tavola, per potergli dire quanto li amo tutti ancora una volta.
Vorrei che gli Angeli per quel giorno, tornassero umani e festeggiare la rinascita, tutti insieme, anche solo per un giorno.

Ecco questo sarebbe la "natività" per me, allora si che sentirei la magia del Natale.
Caro babbo Natale, chiedi a Dio che faccia questo miracolo per il giorno di Natale e che lo ripeta ogni anno.

Caro babbo Natale forse ti chiedo troppo ma tu provaci. Il giorno di Natale aspetterò che qualcuno bussi alla porta, se non succederà, passerò il Natale da sola, troppo doloroso guardare le sedie vuote......

giovedì 25 maggio 2017

Franca, l'altra metà di Ninì

Cara Franca, per me non è possibile scindere il tuo nome da quello di Ninì, come non era possibile il contrario. Ho atteso che passasse un po' di tempo dalla "partenza" di Ninì prima di rivolgermi a te. So che il grande dolore ti impedisce di comunicare e ti toglie tutto l'entusiasmo di raccontare. Non voglio disturbare il tuo dolore ed è per questo che ti scrivo qui, leggerai quando ti sentirai pronta.

Cara Franca, mi dispiace non aver incontrato te e Ninì quel giorno a Rimini, mi dispiace tantissimo, se tu me ne avessi dato la possibilità ti avrei incontrata quel giugno a S.Alessio e ti avrei spiegato il perchè, e mi avresti capito. Mi avresti compreso perchè tu sei una persona intelligente e Ninì sapeva di avere una donna splendida accanto a sè che amava tanto tantissimo da seguirla in ogni sua volontà.

Ricordo come ieri, mentre ero intenta ad armeggiare con il PC mi suonò il campanello di casa. Stupita da quel suono estraneo, visto che mi trovavo in vacanza in una casa in affitto, e incuriosita da chi mai mi stesse cercando, mi affacciai alla porta e ti vidi con un piatto in mano: " Signora le ho portato una fetta di torta di mele che ha fatto Ninì, senta com'è buona!" Stupita da tanta gentilezza e simpatia, incuriosita volli conoscere di più di quei due signori dei quali sentivo spesso urlarne i nomi dalla mia vicina di casa signora Chiara: " Franca....Ninì...!" Così conobbi due splendide persone, che ci hanno arricchito con la loro amicizia e la loro compagnia.

Ne abbiamo fatto, da quel giorno, scambi culinari e non mancava giorno che non ci fosse sulla nostra tavola una pietanza cucinata dalla  signora Franca, con la complicità di Ninì, o dalla signora Chiara.

Mio marito ed io abbiamo ricordi bellissimi di quella vacanza passata con la signora Franca, Ninì, la signora Chiara e Armando come vicini di casa, persone così care che portiamo nel cuore come amici speciali.
Franca, Ninì, Katia, Chiara

Franca e Ninì
Franca e Ninì
Cara Franca, sono sicura che Ninì è lì, vicino a te che ti tiene una mano sulla spalla mentre tu ti disperi per la sua mancanza. Ninì non ti lascerà mai, ascoltalo, fai attenzione e sentirai il suo odore e la sua voce e vedrai un fugace guizzo azzurro che passa davanti a te. Parlagli lui ti ascolterà.
Ti abbraccio fortissimo

giovedì 4 maggio 2017

Ciao Ninì spero di raggiungerti presto

Carissimo Ninì, mi è giunta ieri la notizia della tua partenza per il viaggio di ritorno...
Mio marito ed io avremmo voluto darti l'ultimo saluto qui in terra, ma rimanderemo a quando potremo raggiungerti. Intanto vogliamo ricordarti così, semplicemente com'eri:



...una splendida persona, gentile, generoso, affettuoso, rispettoso e comprensivo, non ti mancava nulla per essere l'amico del cuore che tutti vorrebbero, peccato che ci siamo conosciuti tardi. Ti vogliamo bene Ninì e vogliamo ricordarti così, a cavallo della tua bici con la quale giravi tutta Torre Faro dove tutti ti conoscevano e ti salutavano. E ora ti immaginiamo volare sopra a quella splendida Punta Peloro, che ti godi la bellezza di questa splendida terra che è la Sicilia. ....Vola Ninì, vola con gli angeli 💓💧

sabato 30 aprile 2016

Insieme a noi da 34 anni

Lei sta con me da 34 anni ed è ancora bella e rigogliosa nonostante una piccola macchia scura.

Un tronchetto della felicità, che una amica mia e di mio marito ci regalò come buon augurio alla nostra unione. Era un piccolo ciuffetto verde che spuntava da un tronchettino piccolo al massimo 2 centimetri di diametro. Mi presi cura di questo "ciuffetto verde" ogni giorno e anche se non è diventata un gigante, ora cresce su di un tronco di 10 centimetri di diametro.

L'ho sentita tanto legata a noi, da tenerla in gran considerazione e curarla così come ho curato il nostro amore, con la netta sensazione che trascurando lei, avrei minimizzato l'importanza del nostro sentimento. Tanti amici, incontrati negli anni, dopo aver ascoltato la storia di "ciuffetto", si convincevano che la pianta in qualche modo ci aveva portato fortuna, anzi, la ritenevano responsabile della buona riuscita della nostra unione, tanto da chiedermi una piantina strappata dal tronco di "ciuffetto", decisi a far funzionare la loro storia con la benedizione di una piantina porta fortuna.

Lei è cresciuta e noi siamo invecchiati, lei è diventata più pesante ogni anno e io con meno forza ogni anno. Come ogni primavera, la metto fuori davanti casa in modo che prenda un po' di luce e un po' di tepore dal sole primaverile. Ma giornate calde con sole forte mettevano in serio pericolo la nostra pianta. Il tronchetto non vuole sole forte e diretto e richiede molte annaffiature, ama l'acqua fresca e abbondante. Con un terriccio appesantito di qualche litro d'acqua, il vaso era divenuto così pesante che, anche trascinarlo all'ombra sotto all'albero dove passa ogni estate, mi risultava difficile se non quasi impossibile, tanto da chiedere aiuto a mio marito, che mi rispose:" Dopo la metto sotto all'albero, dopo".

Dopo, ma cosa significa dopo? Dopo cosa e sopratutto, dopo quando? Il dopo è un tempo indefinito secondo me, che si misura solo con una scala di priorità, e probabilmente la pianta era in fondo alle priorità di mio marito. Il tronchetto della felicità lo trascinai io raccogliendo tutte le forze che mi erano rimaste e anche con uno sforzo ulteriore, tanto da procurami un bel mal di schiena.
La pianta era al sicuro sotto l'albero, anche se con una bella macchia scura nella foglia centrale, procurata dall'esposizione diretta al sole.

Mentre la guardavo mi sono resa conto che la pianta ci ha accompagnati in tutti questi anni perché io me ne sono presa cura; per una volta che doveva farlo mio marito, una bella cicatrice ha segnato le foglie più tenere. Forse non è stata lei a portare fortuna alla nostra unione, ma l'amore con cui me ne sono presa cura, lo stesso amore che ho dedicato a lei. Ho capito che non ho mai delegato mio marito a farlo perché la mia priorità era quella: l'amore che c'è fra noi e il bisogno di cura che ha, esattamente come una piantina riesce a crescere tanto da diventare intrasportabile, e come una pianta cresciuta, l'amore ogni anno richiede una fatica in più per ravvivarlo e rinfrescarlo ogni primavera.

A Natale ero così bella!

giovedì 20 novembre 2014

Un'ondata di solidarietà e vicinanza a tutte quelle persone che stanno soffrendo

Cara Fenny,
ho letto con piacere la tua mail e dopo aver letto anche il tuo post, non potrei scriverne uno degno di questo tuo. Per cui, scelgo di lasciare al tuo bel scritto tutta la visibilità che merita, al quale auguro di raggiungere il suo scopo. Posso solo dire che la vita è un dono, di quale Dio non lo so, ma è un dono che vale la pena tenersi. Le difficoltà iniziano con lo sforzo del parto e finiscono con lo sforzo della morte. Ma per un sorriso di un bambino, per una lacrima asciugata sulla sua guancia con un bacio, per una stretta fra le braccia della mamma, per un attimo solo di sublime piacere con l'amore della tua vita, per la gioia che possiamo dare anche solo ad una signora che aiutiamo con la borsa sella spesa, anche solo per la gioiosa scodinzolata di un amico peloso, per questi pochi attimi di gioia sarà valsa la pena vivere. Grazie Fenny.


Ciao Galadriel!
Come stai? spero bene! ti scrivo perché avrei una cosa da proporti: e so che tu hai la sensibilità giusta per approfondirla nel modo migliore la vicenda del suicidio di Martina del Giacco, l'ennesima adolescente che si è tolta la vita, mi ha spinto a scrivere un post.
Credo che esista, tra i giovani e non solo, una terribile crisi di fiducia e di speranza. Una non fiducia nel futuro e, soprattutto in sè stessi. Una sorta di vocina che ti urla nella testa "succede solo a te. Non stai bene in questa società. vattene".

 Nel post che ti ho inviato, ho cercato di mettere la mia esperienza di dolore e sfiducia nero su bianco. Quello che vorrei è lanciare un messaggio di speranza: ce l'ho fatta io, ce la puoi fare anche tu. Non sei l'unico a soffrire, tieni duro perché, presto o tardi, tutto sparirà. la nostra voce di blogger è davvero una goccia nell'oceano. Ma vorrei davvero tanto che questa goccia servisse per muovere un'ondata di solidarietà e vicinanza a tutte quelle persone che stanno soffrendo e che non sanno o non capiscono che questa sofferenza:
1) finirà
2) li renderà più forti.
Quello che ti vorrei chiedere è di scrivere un post sul tuo blog per diffondere questo messaggio: un messaggio che non ha a che fare con la letteratura e con le nostre passioni, ma con tutte le persone che incontriamo giorno dopo giorno. Per non chiudere gli occhi. Per fare qualcosa di quanto più possibile concreto, nel nostro piccolo, per dare speranza. Spero davvero tu voglia accettare questo piccolo impegno: non è per me, non è per il blog, ma è perché non è giusto che nessuno a questo mondo non riesca ad affrontare la vita che gli è stata donata. Scusa per questi papiri, è che è un tema a me molto caro. E spero di riuscire a diffondere un pò di solidarietà! A chi ci sta vicino. E che nasconde tutta questa sofferenza. Spero davvero che riuscirai ad accettare questo invito: sto coinvolgendo anche altre blogger in questa iniziativa. Cerchiamo di far sentire la nostra voce e di infondere un pò di coraggio! Grazie mille per il tuo tempo!
Fenny

giovedì 12 giugno 2014

Una lezione di vita

UN FATTO VERAMENTE ACCADUTO 
La città di Berna, capitale della Svizzera. 
Un giorno di inizio estate. Una rispettabile signora di 75 anni entra in un ristorante self-service, ordina una minestra e si siede ad un tavolo. Poi si accorge di aver dimenticato il pane. Perciò si alza e va a prendere un panino.
Quando torna al suo tavolo vede che c'è un anziano negro seduto davanti alla sua minestra, anzi la sta proprio mangiando! "Bene" - pensò la signora - "E un po' troppo, ma pensa che il povero negro abbia proprio fame. Non dirò nulla ma gli darò una lezione.'." Andò a prendere un altro cucchiaio, si sedette di fronte al negro e senza dire una parola cominciò a mangiare con il suo cucchiaio dalla stessa scodella.

La vecchia signora e l'anziano negro alternandosi con i cucchiai, vuotarono la scodella, in silenzio. Poi il negro si alzò e andò a prendere un abbondante piatto di spaghetti alla bolognese, due forchette e mise il piatto davanti alla signora.
Così, ancora alternandosi con la loro forchetta, i due mangiarono in silenzio gli spaghetti. Quando ebbero finito si alzarono per andarsene. "Arriverderci" disse la signora gentilmente. "Arrivederci" rispose il negro con una luce negli occhi.

Dava l'impressione di qualcuno felice per aver potuto fare una buona azione. Se ne andò e la vecchia signora lo guardò allontanarsi. Nello stesso momento guardò sul tavolo vicino... c'era una scodella di minestra che sembrava dimenticata da qualcuno...
Dal quotidiano svizzero "La Suisse"

mercoledì 21 maggio 2014

Non bastano le scuse

Qualche giorno fa ho letto questa frase "fatta" su G+ postata da un conoscente. Penso che l'abbia postata per un'amica, non era rivolto a me io non sono sua amica, ma questa frase mi ha fatto riflettere, e la metafora del "piatto rotto" mi è piaciuta. Le nostre amicizie, i conoscenti, i vicini, gli ex i compagni possiamo immaginarli come tanti piatti.
Un bel servizio per la tavola, completo di tutti i piatti che servono per la varietà dei nostri cibi. Ci sono piatti fondi, per le minestre calde; piatti stesi per le paste asciutte. Le tazze, per la colazione; Poi ci sono i piatti decorati, per le grandi occasioni, piatti che tratti con grande rispetto perchè sono importanti da mettere sulla tavola con la portata principale, piatti che andranno lavati con cura e delicatezza e non andranno mai in lavastoviglie con tutti gli altri.

Quando si rompe un piatto, non ne facciamo una tragedia, si sostituisce con un altro tanto sono tutti uguali. Ma quando si rompe il piatto decorato, quello che ci fa fare bella figura, il piatto su cui facciamo affidamento per le pietanze speciali dei giorni da ricordare, no quello non si sostituisce. Ma perchè si è rotto? Abbiamo usato troppa forza? Abbiamo sbattuto troppo violentemente il piatto in tavola mentre era ancora troppo caldo per sopportare un urto? Non è sufficiente chiedere scusa, il piatto non torna come prima. Non basta, dopo ad una rottura serve una fase di ricostruzione. Ci si deve armare di pazienza, si radunano tutti i pezzetti, e uno ad uno si incollano per ricomporre il "piatto". Solo allora ci si accorgerà di particolari del decoro che ci erano sfuggiti prima. Solo guardando pezzetto per pezzetto, ci si accorge della complessità del "piatto". Con pazienza e con amore, si ricompone e anche se segnato da cicatrici, sarà di nuovo un "piatto". Questa volta ci staremo attenti a non ripetere l'errore, sappiamo bene che alla prossima rotturta sarà pressoché impossibile reincollare le briciole. Solo con la buona volontà e con l'amore si può rinsaldare una rottura, non bastano le scuse.

domenica 11 maggio 2014

La gelosia è ....ma cos'è?

immagine presa dal web
La gelosia è un sentimento umano che nasce dall'ansia causata dal timore di perdere l'oggetto del desiderio o dall'incertezza di essere all'altezza.
Possono esserci vari tipi di gelosia ma tutti riconducibili al possesso. Stamane leggevo un post pubblicato da un amico che recitava: " Sai che una persona ti vuole bene quando... (segue una serie di quando....), tra questi: quando ti mostra la sua gelosia smisurata....". Non ho potuto astenermi dal commentare una tale stupidaggine.

Ho espresso il mio parere con gentilezza senza offendere consigliando di sostituire il termine "gelosia" con "protezione" perchè la gelosia aveva fatto e purtroppo farà ancora danni e vittime. Sono stata tacciata di "veterofemminismo ". Veterana lo sono, vista la mia età, ma femminista non lo sono mai stata. Ho sempre sostenuto che il ruolo femminile è ben diverso da quello maschile e che la parità di sessi non ci potrà essere come la intendono le femministe. Ci sono ruoli da donna e ruoli da maschi, questa è la natura punto e basta. Dovremo, purtroppo lottare ancora per la parità dei diritti, in quanto esseri umani esattamente come gli uomini. Ma questo è un altro discorso.

Dicevo dunque la gelosia, che pur avendola provata da giovinetta, non ho mai alimentato. La prima volta che fui oggetto di gelosia, mi offesi a morte. Come, il mio ragazzo, che amo e che dice di amarmi, mi crede capace di accettare la corte di un altro uomo e magari farci l'amore, deduco che la sua opinione su di me è scarsa...molto scarsa. Mi giudica una traditrice, bugiarda perchè per fare ciò dovrò dirgli qualche bugia, infida e anche un po' troietta (scusate il termine ma "leggera" non rendeva bene).  "E se non l'amavo più"? fu la sua risposta. "Non vorrai tenere vicino a te con la forza una donna che non ti ama e non ti vuole". Ma forse si, forse ci sono persone tanto sole tanto povere di spirito e di intelligenza che usano mezzi coercitivi per tenere legati a sè persone che altrimenti fuggirebbero da loro.

Non starei un attimo vicino ad una persona che non mi vuole. Anche se lo amo e proprio perchè lo amo, lo lascerei libero da costrizioni, libero di amare un'altra e essere felice. Lasciare passare il messaggio che un partner è geloso perchè ti vuole bene, è sbagliato. Ed è proprio per questo motivo che tante donne maltrattate per gelosia non denunciano il loro aguzzino, che alcune volte si trasforma in mostro.
Chi ti vuole bene non è geloso. 
Se ti vuole bene si fida, sa che ami solo lui/lei. 
Il geloso ama solo il suo EGO. 
La persona che ti ama vuole la tua felicità.

Grazie mamma.

Grazie mamma, grazie per avermi partorito, per avermi allattato, per avermi cresciuto.
Grazie per avermi insegnato ad usare la volontà, la lena, l'ubbidienza, la sottomissione e lo spirito di sacrificio.
Grazie per avermi insegnato il lavoro con abnegazione per la famiglia.
Grazie per avermi insegnato a cucinare, lavare, stirare, cucire, pulire.
Grazie per avermi insegnato l'autosufficienza, per avermi dato la libertà di andare dal medico da sola, per avermi lasciato la gestione di casa, mio padre da sfamare e la nonna cieca da accudire.
Grazie per avermi insegnato la rinuncia alle cose materiali ( le spirituali non le conoscevi, per fortuna)
Grazie per avermi fatto fare tutto questo dall'età di 10 anni fino ai 22.
Grazie
per avermi lasciato la testa vuota...ho così potuto riempirla di ciò che desideravo
e amavo.

giovedì 1 maggio 2014

Gli applausi andrebbero dedicati a lui al quale dedico il mio primo maggio

"Gli applausi andrebbero dedicati a lui e a tutti quelli che ogni giorno si impegnano, tra mille difficolta', per garantire la sicurezza nel pieno rispetto dei diritti".

Vorrei ricordare il primo maggio non tanto come festa dei lavoratori, ma come giornata dedicata a chi ha difeso i diritti e la salute dei lavoratori. E oggi vorrei fare il mio applauso ad un poliziotto e a tutti i poliziotti come lui, morto in questi giorni, per aver contratto un linfoma durante lo svolgimento del suo lavoro:

Roberto Mancini aveva 53 anni
Roberto Mancini
vicecommissario impegnato per anni nella lotta contro i rifiuti tossici della camorra e affetto da Linfoma di Hodgkin.
Si e' prodigato nell'attivita' investigativa per l'individuazione, su alcune aree della Campania, dei siti inquinati dai rifiuti tossici illecitamente smaltiti, senza il timore di sfidare l'arroganza delle ecomafie e il silenzio che le circondava. Nei mesi scorsi, Mancini aveva chiesto un riconoscimento economico alla camera dei deputati. Persone dal cuore d'oro, si stanno già muovendo per corrispondere a Mancini "un giusto riconoscimento e un giusto indennizzo per il suo impegno, nulla piu' di cio' che compete ad un servitore dello Stato, che per lo Stato si e' ammalato".
Roberto Mancini "ha svolto un'indagine approfondita per anni sui rifiuti tossici interrati dalla camorra e per seguirne le piste ha respirato, toccato e assimilato i veleni che ne scaturivano. Per questo motivo ha contratto un tumore ai linfonodi. Sottoposto a un trapianto come ultima spiaggia per rimanere in vita, ora la sua battaglia e' finita".
Il presidente del Senato, Pietro Grasso, affida queste parole a Facebook: "e' morto Roberto Mancini, poliziotto che con le sue indagini aveva anticipato il disastro della Terra dei fuochi e che ha combattuto fino all'ultimo con la leucemia, causata proprio dalle tante ispezioni e dai tanti sopralluoghi nelle discariche di rifiuti tossici e radioattivi. Gli applausi andrebbero dedicati a lui e a tutti quelli che ogni giorno si impegnano, tra mille difficolta', per garantire la sicurezza nel pieno rispetto dei diritti".

martedì 8 aprile 2014

Camminando

Ci sono cose semplici e genuine che possono nutrire nel profondo, una di queste è per me il camminare. Nella mia infanzia era una delle occupazioni principali, dato che negli anni '50 o si camminava o si camminava. Possedere una bicicletta era roba da ricchi! Amavo e amo ancora la campagna e le mie ore di svago e libertà le ho vissute a correre e camminare alla scoperta della campagna a casa della zia materna, e mi sembra ancora di sentire le mie corse bloccate dai fìli tenaci di robuste ragnatele che mi si appiccicavano in faccia, o dai voli radenti delle merle in cova che uscivano dal nido.

 Camminare alla scoperta dei passi che uno dopo l'altro mi facevano raggiungere mete, valicare passi, attraversare boschi e prati e monti. Ho conosciuto il camminare come principale mezzo di trasporto, ma il camminare in mezzo alla natura quando il tempo si dilata e rimani solo tu e la vita attorno a te in un “qui e ora”. Camminare per incontrare la rugiada del mattino brillare di mille arcobaleni, camminare fra la nebbia bagnata e silenziosa, camminare con la galaverna ghiacciata, camminare sotto il sole cocente accompagnati dal canto assordante delle cicale e dalla polvere ai piedi. Camminare di notte per scoprire di poter vedere al buio o per lasciarsi illuminare il cuore dall'aria trasparente della luna piena. Camminare nelle stagioni. Camminare nei profumi. Camminare e riconoscere le energie dei luoghi, luoghi che t'accolgono, luoghi che t'allontanano, luoghi di paura, luoghi magici, luoghi sinistri, luoghi benedetti. Il camminare sempre ti porta a lasciare dietro i brutti pensieri e man mano che procedi impari a sospendere il pensiero, e come un regalo inaspettato ma che sempre non so da chi ti è elargito, quando sospendi il pensiero, tutto cambia e vedi la vita scorrere dentro alle piante, senti il loro canto e avverti la loro energia. Ho imparato ad ascoltare il rumore dei passi, il ritmo, a riconoscere la fatica, ad amarla e a non temerla, lasciarmi ripulire da essa fino a che possa spolverare qualcosa di luminoso che torna a brillare.
Camminando ho imparato a spegnere i perisieri, entrare nel ritmo del respiro, dei passi, del cuore e le tensioni si scioglievano come le gocce di sudore e il calore piacevole dei muscoli. Camminando ho imparato ad entrare nei luoghi in punta di piedi, chiedendo permesso inchinandomi di fronte al silenzio e agli abitanti, respirando aria pura ho visto porte aprisrsi al di la del conosciuto. Mondi invisibili si sono aperti ai miei occhi e spiriti di grandi alberi mi hanno accompagnano attraverso i boschi, alle forme centenarie dei tronchi e li ho sentito parlare delle loro storie. Camminando ho imparato a bussare su porte fatte di nuvole, dove il silenzio respira con il vento. Tengo dentro al sogno queste atmosfere magiche, chiuse in uno scrigno fatto di alito di vita con una serratura fatta di follia. Al ritorno della camminata porto sempre con me un pezzetto di corteccia che una sottile voce silenziosa mi dice di raccogliere. La tengo fra le mani e la ripongo dove penso ci sia necessità della sua forza. Alla mia eta posso permettermi un pizzico di follia.

giovedì 6 febbraio 2014

La tristezza

La tristezza è un'emozione contraria alla gioia. Non so il perchè mi assale la tristezza, non ho un motivo ben preciso. Nemmeno un insieme di motivi, giustifica la profonda tristezza che a volte mi assale. "Mi assale", è l'espressione perfetta perchè è esattamente così che la sento arrivare. Mi investe tutto ad un tratto, come un lampo improvviso senza neanche un preavviso, senza un vero motivo. Certo che, in questi giorni, sto sentendo la mancanza di una cara persona, che ha riempito la mia vita, la mia casa per una ventina di giorni.

Mi manca, è indubbio, ma non è motivo di tristezza così profonda. Forse lei mi ricorda qualcuno che persi tanto tempo fa, e questo è motivo di incupimento. Ricordare, il "tempo fa" è ricorrente durante i periodi di tristezza. Mi sento come in una nebbia, diventa tutto ovattato, tutto è silenzioso, percepisco solo il mio respiro e lo seguo come un mantra con il quale mi estraneo e sento che la mia vita continua anche senza di me. Allora rimango in quella nebbia di tristezza e ripercorro il "tempo fa". Rimango in questo stato finchè un evento non cattura la mia attenzione, e con fragore mi richiama alla razionalità. Esco dalla tristezza come da una malattia, ne sento i sintomi attutiti dal tempo che passa, e convalescente mi approprio della mia vita.
Mi sento piena di lividi nell'anima, dolente solo al tatto, ma so che presto passerà.

domenica 22 dicembre 2013

Tanti auguri di Buona Famiglia!

Non riesco a festeggiare il Natale. Non mi è stato insegnato, fin da piccola. A scuola ci insegnavano a scrivere le letterine di Natale da metter sotto al piatto di papà, durante il pranzo. Ma il papà, si alzava urlando e finiva sempre che a mezzogiorno andava a mangiare fuori e io non avevo nessun piatto dove mettere la letterina che una maestra testarda, si incaponiva a farmi scrivere. Non mi piace festeggiare il compleanno di Gesù, e poi chi l'ha detto che compia gli anni proprio il venticinque?

E poi perchè festeggiare il compleanno di un messia? Comunque, non mi piace il Natale.  Piace tantissimo a mio marito, invece! Lui è cattolico ma non va in chiesa lui a volte preso dalla rabbia, bestemmia anche, ma....a Natale deve fare l'albero e il presepe. Gli chiedo perchè di questa contraddizione, la sua risposta: "Mi piacciono i pastorelli, e le pecorelle, e la mangiatoia con il bambin Gesù ( anzi quest'anno ne ha messi due di bambin Gesù! Almeno in due ci sono più probabilità che uno esaudisca i suoi desideri). Sua madre, mia suocera, gli aveva insegnato a fare il presepe e l'albero fin da piccolo, e voleva che lo facesse lui ogni anno. Doveva rientrare se era fuori città, perchè lei doveva festeggiare il Natale ogni anno allo stesso modo, non doveva mancare nulla sarebbe stato di cattivo augurio. Mia suocera aveva la capacità di riunire tutti a Natale, lei non voleva un no, dovevi accettare il suo invito a tutti i costi e riunirti alla sua tavola. Fu così che iniziai a vivere il Natale come una festa bellissima ...la festa della famiglia. Ora la mia famiglia è tutta appesa al muro e io non ho più voglia di festeggiare il Natale. Ma  si sa , i miracoli succedono a Natale ed è così che quest'anno una cara amica di famiglia ci ha invitato alla sua tavola..con la sua Famiglia. Con la tristezza nel cuore per la mia famiglia che non cè più ma con la gioia d'averne trovata un'altra, che auguro a tutti voi, di mantenere la famiglia unita e di trovarne una degna da sostituire quando la vostra vi verrà a mancare.

lunedì 2 dicembre 2013

Due parole per i cinesi morti a Prato

Come non dire due parole a proposito del dramma della fabbrica Cinese di Prato.  Uomini e donne  senza una identità, costretti a lavorare come animali, ammassati in mezzo alle attrezzature, in scantinati fatiscenti. In mezzo alla sporcizia, vivono come topi, e se qualcuno muore o si ammala, sparisce così come è apparso alla macchina da cucire. Saviano nel suo libro "Sodoma e Gomorra" racconta come avvengono gli scambi fra i cinesi che muoiono e quelli che ne prendono l'identità.
Lavoro cinese

 Da anni ed anni la situazione è nota. Ho lavorato per 20 anni nella moda, e a Prato avevo molte aziende di tessuti dove mi rifornivo. Sono almeno 20 anni che i cinesi lavorano, come bestie, sotto agli occhi di tutte le istituzioni. Hanno chiuse parecchie ditte proprio per l'invasione cinese nella città di Prato. Ricordo che le "Iene" ci fecero un servizio. Ho visto filmati ed interviste su tutte le trasmissioni televisive, ed i Tg del mattino pomeriggio e sera. Porta a Porta - Ballaro'- Servizio pubblico- Piazza pulita- pomeriggio 5 - la vita in diretta. ecc. ecc. ecc. . .- e lo Stato?- I sindacati?- i Partiti'?- Le Istituzioni'? Come al solito, se ne parlerà per un po' poi  tutto ritornerà nei ranghi e si continuerà a lavorare in nero, a dispetto delle regole e dei lavoratori onesti che le rispettano. E' il solito costume Italiano.

martedì 19 novembre 2013

Conoscevo una ragazza..con un braccio solo

 Conoscevo una ragazza, bella intelligente e sicura di se. Nata senza un avambraccio destro, non se ne era mai fatta un cruccio. Anzi lei non ci faceva più caso, o forse non lo aveva mai fatto. I genitori, molto più preoccupati e complessati di lei, le avevano regalato una protesi fatta appositamente per lei, indistinguibile dall'altra mano se non per l'immobilità. Si lasciò comvincere a portarla, ma lei si sentiva a disagio.
Tanja-Kiewitz
 Quando metteva la protesi, si sentiva senza un'arto, tutto quello che avrebbe dovuto fare con la mano di quella prolunga, lei istintivamente lo faceva con il gomito, estremo del suo arto, e per non sbattere tutto a terra, se ne stava immobile per non far danni. Si ribellò ai suoi genitori e non volle più portare la protesi. Incontrò un ragazzo, bello gentile che si perse nei suoi occhi e dopo ad un mese si ritrovò in attesa di un figlio. Si sposarano non ancor ventenni, si amarono e da quell'unione nacquero due figli maschi. Lei una bravissima madre, anche con un braccio solo, accudiva i suoi figli e la casa, aiutata dal marito. Era talmente solare, semplice e spontanea che nessuno notava l'arto mancante.
Nessuno se ne accorgeva, ma solo una volta qualcuno glielo fece notare. Andando a parlare con i professori del figlio, il docente di Agraria, dando forse per scontato che i genitori degli alunni fossero tutti contadini zotici, ignari delle buone maniere, quando vide la signora allungargli la mano sinistra per stringere la sua, le disse: " Bhè mi da la sinistra? Non ce l'ha la destra?"
"No professore, vede mi manca! " gli disse tirando fuori dal soprabito il moncherino, con semplicità e naturalezza. Il professore con evidente imbarazzo e una buona dose di ignoranza, non si scusò  e iniziò con arroganza ad elencare tutti i difetti di suo figlio. Lei lo guardò negli occhi e gli disse:
" Mi dispiace professore, ma non le credo. Lei vede negli altri i suoi difetti, lei non osserva la realtà ma solo quello che presume di sapere. E se boccia mio figlio, me ne frego, meglio contadino senza diploma. che ignorante con la laurea."
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