Nel 1975 ero una giovane signora di 25 anni separata, sposata tre anni prima ad un marito sbagliato, senza figli e con poca voglia di vivere.
Per la prima volta in vita mia ricevetti un invito da colleghi di lavoro per partecipare ad un incontro culturale. Mi incuriosiva molto quell'evento in cui due culture, Italia India, si sarebbero confrontate in un escursus sulla spiritualitualità e il pragmatismo. Avevo appena finito di leggere il libro Autobiografia di uno Yogi di Yogananda e oltre al fascino mistico del personaggio, mi incuriosiva tantissimo la spiritualità orientale che avrei voluto approfondire.
Non ricordo molto di quella serata, non mi fu soddisfatta nessuna curiosità e mi chiesi spesso come personaggi in cerca di protagonismo cercavano di portare a conoscenza la spiritualità orientale che ha alla base l'annientamento della forma umana.
Non la ritenni una serata deludente perché conobbi una signora meravigliosa. Una bella signora sui 50 anni, capelli mossi dorati lunghi alle spalle, una bella bocca carnosa appena velata di rosa, due occhi azzurri come il cielo limpido, ma quello che mi colpì di più fu il suo sorriso rassicurante. Mi fu presentata alla fine della serata quando il tempo rimasto non ci permetteva di approfondire la conoscenza. Ecco a lei avrei voluto fare mille domande sulla cultura spirituale dell'India visto che ci aveva passato gli ultimi 6 mesi. Ma alla mia richiesta di darmi il suo contatto telefonico perché avrei voluto sapere di più del suo soggiorno in India, mi rispose:"Non ho più tempo, fra tre giorni mi ricovero perchè devo morire, il mio tempo qui sta finendo". Rimasi impietrita non solo per la notizia oscura ma ancor più stupita dalla calma e tranquillità con cui me lo disse. Non riuscii a tacere, dovevo chiederle chi le dava tutta questa forza. Lei mi rispose:" Sai Baba, mi ha promesso che non soffrirò e che morirò serenamente".
Mi diede la mano per salutarmi ma io d'impulso la tenni stretta stretta e non la mollai. "Ti prego dammi un'ora di tempo con te, non andartene ora che ti ho trovato ti prego" le dissi con la voce rotta dall'emozione mentre una lacrima mi scendeva sulla guancia. Lei mi guardò dritta negli occhi creando in me un forte imbarazzo per cosa le avevo detto e per come glielo avevo detto. Ma da dove mi era uscita quella supplica così confidenziale? Ma lei, non mollando la mia presa, mi portò in un angolo della sala dell'hotel, mi fece sedere e mi parlò di Sai Baba.
Era stata in India per cercare Sai Baba e chiedere a lui la guarigione dal suo male oscuro che l'aveva colpita ancora troppo giovane per morire. Sei mesi impiegò per trovarlo, rincorrendolo per tutta l'India. Finalmente riusci a infilarsi in mezzo ad una folla accalcata su una gradinata di un tempio. Era sicura che non sarebbe mai riuscita ad avvicinarlo, troppa gente in adorazione pe lui. Lo vedeva da lontano e mi diceva che il suo profumo si sentiva a distanza e se ne inebriava fino allo stordimento. Sai Baba guardò nella sua direzione indicò con il dito ad un suo collaboratore che prontamente si fece strada fra la folla verso di lei giù per la gradinata. Lei si guardò attorno pensando che alle sue spalle ci fosse un conoscente od amico del Baba. Invece il collaboratore del Baba arrivò dritta a lei e la invitò a seguirlo.
Non voglio scendere in paricolari della vita di lei quindi dirò solo che Sai Baba l'aveva riconosciuta e sapeva cosa avrebbe voluto da lui e le disse:"Non posso guarirti, questo è il tuo Karma, ma ho visto che la tua sofferenza non ti ha indurita, non ti ha reso egoista, ma ti ha reso sensibile a tale sentimento da riconoscere la sofferenza negli altri, capirli anche se loro non vedono la tua sofferenza, e sopratutto aiutarli. Quindi non ti serve più soffrire e posso aiutarti a finire il tuo viaggio senza sofferenza. Torna a casa tranquilla e organizza il tuo "viaggio" con serenità.
Quell'ora fu determinante per il mio percorso. Ci salutammo con un abbraccio che non ho mai dimenticato. Mi suggerì all'orecchio di fare yoga nidra:"Hai la porta aperta devi solo varcarla". Capii in seguito cosa intendeva e non la ringrazierò mai abbastanza per quell'ora che mi accese una gran voglia di vivere e capire. Seppi poi, dal nostro amico comune, che se n'era andata 20 giorni dopo, serenamente senza dolore e con tutti i suoi affetti attorno al letto in una stanza dell'ospedale di Ferrara.

Nessun commento:
Posta un commento