sabato 16 agosto 2014

Silvestre de Sacy | Stacanovista ad un passo dallo svelare l'arcano

Tra gli uomini e donne che hanno contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo della storia dell'umanità, ve ne sono alcuni che nonostante tutto non sono stati protagonisti in assoluto, giunti sugli scudi degli altari della celebrità, ma che hanno comunque sia dato il loro personale contributo a chi poi, sfruttando le loro intuizioni, hanno lasciato il segno indelebile negli annali storici. Tra questi figura il professore alla scuola speciale di lingue orientali di Parigi, Silvestre de Sacy.


Antoine-Isaac Silvestre, barone de Sacy nacque a Parigi, il 21 settembre del 1758 e morì sempre a Parigi, il 21 febbraio del 183. Fu un orientalista, linguista, traduttore, arabista, persianista e politico francese. Da piccolo, a causa della perdita prematura del padre, crebbe con un'educazione religiosa datagli dalla madre, manifestando un talento non comune, tra i ragazzi della sua età, per le lingue.

All'età di 12 anni fu il benedettino don George François Berthereau che gli diede le prime nozioni della lingua ebraica, inducendolo alla lettura delle sue preghiere nella lingua originale. Dopo la lingua ebraica, da autodidatta, riuscì quasi del tutto ad apprendere il siriaco, il samaritano, il caldeo, l'arabo, il persiano e perfino il turco-ottomano, per poi proseguire con l'inglese, il tedesco, l'italiano e lo spagnolo. Al termine degli studi letterari, intraprese quelli di giurisprudenza, ottenendo nel 1781, la nomina di consigliere della Cour des monnaies. Nonostante agli impegni che gli comportavano le sue nuove funzioni, ebbe la forza di proseguire con fervido entusiasmo i suoi lavori riguardanti la linguistica.
Antoine-Isaac Silvestre,
barone 
de Sacy

Nel 1780 iniziò a pubblicare, nel Répertoire de littérature biblique d’Eichhorn, note riguardo una versione siriaca del Libro dei Re, traduzioni di lettere scritte da Samaritani a Scaliger, e tanti altri lavori, fino a che gli fu data la nomina, nel 1785 di membro libero dell'Académie des inscriptions. Fu allora che decise di pubblicare nella raccolta di questa associazione alcune Memorie sulla storia degli Arabi prima di Maometto, Sull'origine della loro letteratura elaborò alcune traduzioni e redasse, dal 1787 al 1791, Sur les antiquités de la Perse, quattro Memorie che attestavano erudizione e sagacia. Nel 1791, divenne uno dee commissari generali incaricati di sorvegliare il conio delle monete e, l’anno dopo, fu nominato membro a pieno titolo dell'Académie des inscriptions.

Nel 1805, gli fu dato l'incarico di andare a Genova per scoprirvi manoscritti orientali ma le sue ricerche non diedero nessun risultato, il che lo costrinse a doversi limitare a riportare documenti storici d'un sicuro interesse. Nel 1822 diede vita in collaborazione con Abel-Rémusat alla Société asiatique e fu su sua iniziativa che furono istituite cattedre di sanscrito, d’hindustani, di cinese e di mancese al Collège de France. Partecipò, unendosi, alla Rivoluzione di Luglio 1830, fu chiamato nel 1832 a sedersi nella Chambre des pairs e, come se non gli bastassero, assommò alle sue funzioni, quelle d'ispettore dei tipi orientali dell'Imprimerie royale (1832), di conservatore dei manoscritti orientali alla Bibliothèque nationale de France (allora Bibliothèque royale) e di segretario perpetuo dell'Académie des inscriptions.

A dispetto dei suoi tanti incarichi, non interruppe mai di dare fino alla fine della sua vita i suoi corsi di lingua araba e persiana. Al momento della morte, Silvestre de Sacy era membro di quasi tutte le Accademie d'Europa e Grand'Ufficiale della legion d'onore. Nonostante non si fosse occupato dello studio comparato delle lingue, a tutt'oggi è considerato uno dei più sagaci ed eminenti filologi del XIX secolo. Ha fortemente contribuito col suo insegnamento e con i suoi scritti al progresso degli studi orientalistici e diede la formazione ad un gran numero di allievi, sia francesi, sia di altre nazioni, di cui forse il più celebre è Jean-François Champollion. Tentò invano di decifrare la Stele di Rosetta, ma ebbe l'importante intuizione che i cartigli geroglifici potessero servirsi di un sistema alfabetico.

Era un uomo gioviale, dal carattere gradevole, amato e ritenuto amico da tutti, sempre disponibile e pronto a fornire il suo appoggio alle idee utili e generose.(wikipedia)

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