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lunedì 16 febbraio 2026

Finirà cosi?

Dunque è così che finirà? Non con un grido, né con la furia delle maree, ma con un lieve scricchiolio di porte che nessuno ricordava d’aver chiuso. 

Finirà forse in un pomeriggio qualunque, quando il cielo avrà il colore di una domanda rimasta a metà, e le strade saranno piene di passi che non sanno dove andare. 

O finirà in un lampo, un istante che si spezza come un bicchiere sul pavimento, mentre qualcuno ride, ignaro del silenzio che avanza. 

Eppure, ascolta, tra le crepe del tempo qualcosa ancora respira: 
un filo di luce ostinata, una promessa che non vuole cedere. 

Forse non finirà davvero. 

Forse cambierà soltanto forma, come fa il vento quando smette di urlare e torna a essere respiro. 

Forse… 

Finirà così?

VitoIennArtDesign&Poetry


Finirà cosi?


 

 

giovedì 5 febbraio 2026

Addio che non vuole svanire.

Nel silenzio del foglio, un volto si sveglia, tra ombre che danzano come pensieri taciuti. 

Gli occhi, due abissi lucenti, scrutano il mondo con fame di verità. 

La pelle è costellata di stelle terrene, lentiggini come memorie sparse sul campo di battaglia dell’anima come se il tempo li avesse accarezzati e poi dimenticati. 

I capelli, fiume nero che inghiotte la luce, scivolano nel vuoto, confondendo confini tra volto e sogno. 

Chi sei, strana creatura, sei un sussurro, Un grido, Una domanda che non osa parlare? 

Sei come un bacio lasciato sul bordo del mondo, come un … 




VitoIennArtDesign&Poetry

 

Addio che non vuole svanire

mercoledì 16 novembre 2011

grido

Una favola per dormire, una storia da sognare mentre la testa e pronta per scoppiare.
Quella luce del soffitto, mille ombre nel cuore di quel bimbo cosi afflitto, cosi solo cosi trafitto.
Sudato nella schiena, ed il grido preoccupato di chi appare tra la nube bianca di borotalco.

Termometro pronto, per misurare la temperatura che sale e gli occhi che si chiudono e una donna comincia a gridare. Occhi come fossero fessure di un tempo ormai passato che trasportano in seno ricordi di un gabbiano.

Un giocattolo per sorridere, il viso segnato dalle gocce di lacrime che per tutta la notte sono state li a vegliare quel bambino troppo debole per giocare.

E' già mattina e la febbre non c'è più, ma la storia rimane perchè altrimenti si torna nuovamente giù.
Fuori piove e dentro anche, la finestra che si appanna, ed il cuore che comanda: voglio uscire per giocare! Voglio uscire per respirare! Confrontarmi e gareggiare con chi e primo per poi vincere ed esultare.
Ma un grido feroce spegne tutto, sei malato e fuori il tempo è brutto.
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